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| Eastwood e i segreti del capo Fbi: 'Hoover gay? Una storia d' amore' |
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| Il regista americano: oggi mi definisco un socialista libertario. Sullo schermo la lotta ai gangster e le ossessioni del maccartismo: spietata caccia ai comunisti |
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| Lunedì 07 Novembre 2011 |
| di Corriere della Sera |
| in Spettacoli |
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Los Angeles - «Mi piace esplorare le relazioni umane. Non volevo dirigere una semplice biografia». Clint Eastwood spiega il suo J. Edgar , film su Hoover, mitico direttore dell' Fbi per oltre 40 anni. Il film ha avuto la sua prima mondiale all' American Film Institute Festival, mentre ormai da mesi si continua a parlare soprattutto della presunta omosessualità del protagonista che sullo schermo ha il volto di Leonardo DiCaprio. Lo stesso Clint ammette di aver svolto «indagini» sul personaggio presso l' Fbi. Ma rivendica tutta la sua libertà per raccontare «la vita di un uomo enigmatico».
«Hoover (e io che ho superato gli 80 anni ho vissuto gran parte della sua era), resta un mistero - spiega Clint - ma ho voluto approfondire quella che per lui fu sempre la repressione delle sue più intime e vere emozioni. La sua presunta e mai confermata omosessualità è solo un tassello del film, che racconta la sua vita e quella che per me fu la sua storia d' amore con Clyde Tolson, il suo strettissimo collaboratore e partner per oltre 40 anni. Nel film c' è anche il suo rapporto assoluto con la madre Annie, l' insostituibile presenza della sua segretaria Helen Gandy, l' unica donna alla quale aveva chiesto giovanissimo di sposarlo.
Il tutto sullo sfondo della vita americana, della creazione dello stato di polizia, attraverso i suoi rapporti con sei amministrazioni e sei presidenti Usa, da Franklin D. Roosevelt a Nixon. E poi, il maccartismo e la sua spietata caccia ai comunisti, la demitizzazione dell' era dei gangster, i rapporti con i fratelli Kennedy, gli anni di Martin Luther King e le indagini dell' Fbi su di lui, fino ad arrivare ai ricatti e alla manipolazione dei media, sino alla sua morte avvenuta nel 1972». Leonardo DiCaprio sullo schermo appare in un rincorrersi di flashback, mentre ormai anziano detta le sue memorie. È davvero curioso che il 36enne attore e Clint, due generazioni molto lontane tra loro, si siano confrontati anche sull' interpretazione della personalità di J. Edgar, che il «socialista libertario» (come Clint oggi si definisce), e Leo vedono in modi spesso diversi.
«Era anche uno psicopatico megalomane - dice l' attore - che dettava regole per me in gran parte inaccettabili. Tuttavia aveva una sua integrità patriottica nella creazione della sua America legalitaria». «Per tutti i mesi della lavorazione - spiega DiCaprio, arrivato per la prima del film dall' Australia dove sta girando Il Grande Gatsby - ho subito sei ore di trucco ogni giorno e sono entrato nella psiche e nelle abitudini di Hoover». Alla domanda su quali ritiene siano per lui le scene più significative del film, risponde: «Certamente quella della lotta corpo a corpo con l' amico, che è quasi un amplesso d' amore e di desiderio sessuale e alla fine della quale, dopo l' unico bacio tra i due uomini, Hoover bisbiglia a se stesso più che al partner "I love you"».
Sullo schermo sono fondamentali le scene della deportazione dell' anarchica Emma Goldman. Emerge con forza la creazione di un potere occulto e di ferree regole da parte di Hoover: migliaia le schedature di cittadini illustri o anonimi da lui ritenuti potenzialmente pericolosi per l' America. «Nessuno ha risposte precise - spiega l' attore - sulla sessualità di Hoover e a Clint esse importavano poco, voleva solo darne una interpretazione psicologica, caratteriale. Il suo atteggiamento distaccato rispetto a questa problematica ha coinvolto anche me, che però reputo il film non solo un affresco storico, che ai giovani potrà insegnare molto sulle leggi del potere, ma in primis una contorta, distorta eppure assoluta storia d' amore».
Cita un' altra scena con Hoover e l' amico, un dandy raffinato che nel suo curriculum aveva scritto «non sono interessato alle donne». Insiema vanno dal sarto. «Quella sequenza è molto sensuale, fatta di complicità e leggerezza e di questo Hoover aveva bisogno nel rapporto con l' amico e collega». Quest' ultimo da vecchio dice: «Puoi mentire a tutti, essere il potente Hoover per tutti e appropriarti di ogni azione anche messa a punto da altri per il tuo potere, ma a me non puoi e non potrai mai mentire». (di Giovanna Grassi) Questo articolo ha ricevuto 1875 visite.
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