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| Biggio e Mandelli nel film «I soliti idioti», scurrili e cinici anche al cinema |
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| La formula, che funziona per chi volesse divertirsi sguaiatamente per mezz'ora alla volta, è stata travasata al cinema in un lungometraggio omonimo (nelle sale da oggi) |
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| Venerdì 04 Novembre 2011 |
| di L'Arena |
| in Spettacoli |
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Ad evocare I soliti ignoti si rischia di fare brutta figura, soprattutto se l'omaggio-paragone va a cadere sulle spalle de I soliti idioti, fiction trasmessa da Comedy Central e da Mtv che piace ai giovani ma i cui contenuti rischiano d'essere troppo aderenti al titolo. In tempi di buonismo imperante, qualsiasi prodotto cattivista dovrebbe essere accolto con entusiasmo. Il problema è che per fare satira sull'Italia di oggi ci vuole qualcosa di più d'una grandinata di parolacce e qualche sketch goliardico da camerata universitaria.
La formula, che funziona per chi volesse divertirsi sguaiatamente per mezz'ora alla volta, è stata travasata al cinema in un lungometraggio dal titolo omonimo (nelle sale da oggi). Operazione di comune cinismo commerciale, alla quale il nostro cinema ci ha abituato con annessi e connessi di Zelig, Colorado e quant'altro. Stupisce, però, che la rabbia anti-sistema dei protagonisti Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio si sia fatta domare in nome del botteghino. Nel trailer l'organo riproduttivo maschile è nominato 8 volte in un minuto e cinquantasei secondi: il successo, di conseguenza, è assicurato.
Dirige Enrico Lando per Medusa, partecipano Gianmarco Tognazzi, Valeria Biello e Rocco Tanica. I protagonisti sono i due personaggi più celebri della sitcom Father & Son, ovvero l'imprenditore sboccatissimo, arrapato e disonesto Ruggero De Ceglie e il figlio Gianluca, laureato, sensibile e impacciato. Il ragazzo si deve sposare ma babbo ha deciso che prima, per dimostrare la propria virilità, deve «smutandare» una fotomodella. Tra le comparse (tutti i personaggi sono interpretati da Biggio e Mandelli) anche la coppia gay che vuole un figlio in modo «naturale».
La sitcom va in onda da tre anni ed è arrivata al 38. episodio. Su internet spopola la sigla: «W l'Itaglia», interpretata dai due attori travestiti da Totò Emanuele II e Peppino Garibaldi, maschere di una nazione unita per farsa. Una comicità grottesca che, più di una cura per l'infezione da fiction generalista, rappresenta un farmaco sintomatico. I suoi creatori sono giovani, almeno per il metro nazionale (tra i trentadue ed i trentasette): hanno tutto il tempo per progetti più graffianti. Questo articolo ha ricevuto 2014 visite.
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