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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
63. Emmy: scorretta e gay trionfa «Modern Family»
63. Emmy: scorretta e gay trionfa «Modern Family»
"Modern Family", commedia che racconta le dinamiche familiari del ventunesimo secolo in stile falso documentario. Una famiglia stramba, politicamente scorretta e con una coppia gay
Martedì 20 Settembre 2011
di La Sicilia
in Spettacoli

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Los Angeles - «Benvenuti alla 63ª edizione dei Modern Family Awards». La veterana della commedia americana Jane Lynch ha scherzato così, quando il quarto dei primi quattro premi agli Emmy Awards, che lei presentava in diretta dal Nokia Theatre di Los Angeles, è andato appunto a "Modern Family", commedia che racconta le dinamiche familiari del ventunesimo secolo in stile falso documentario e che si è dimostrata asso pigliatutto della serata, portando a casa cinque statuette: migliore commedia, migliore sceneggiatura, migliore regia e migliori attori non protagonisti, Ty Burrell e Julie Bowen, che sul set interpretano marito e moglie. Una famiglia stramba, politicamente scorretta e con una coppia gay. La Bowen ha battuto la stessa presentatrice, candidata per "Glee".

"Mad Men", che racconta la nascita delle agenzie pubblicitarie negli anni Sessanta, per il quarto anno consecutivo è stato eletto miglior dramma, ma i suoi protagonisti, John Hamm e Elisabeth Moss, hanno dovuto lasciare il passo, nella categoria riservata ai migliori attori drammatici, rispettivamente a Kyle Chandler, per "Friday Night Lights" e Julianna Margulies, per il suo ruolo di moglie di un uomo politico coinvolto in uno scandalo sessuale in "The Good Wife". Migliori attori protagonisti di una serie brillante sono risultati due outsider: Jim Parsons per "The Big Bang Theory" e Melissa McCarthy per "Mike & Molly", che ha battuto colleghe date per favorite come Eddie Falco per "Nurse Jackie" e Tina Fey per "30 Rock".

Seguendo la tradizione della scorsa edizione degli Oscar, è andata molto bene ai tanti inglesi candidati. Kate Winslet ha vinto nella categoria migliore attrice drammatica per la miniserie tv "Mildred Pierce", che racconta la difficile vita di una donna divorziata negli anni Quaranta, mentre Maggie Smith ha vinto la statuetta per la migliore attrice non protagonista di una miniserie con "Downton Abbey", che ha visto premiato anche il suo sceneggiatore, Julian Fellowes, anche lui inglese.

In un'epoca un cui i confini fra cinema e tv sono sempre meno delimitati, Martin Scorsese ha vinto il premio per la regia della serie drammatica "Boardwalk Empire", in onda su Hbo e in Italia su Sky Cinema, che racconta l'America del proibizionismo. È l'ottava nomination per Scorsese e il primo Emmy vinto. Scorsese d'altra parte, è abituato a saper attendere prima di vedere riconosciuto il proprio talento. Il regista di origini italiane ha ricevuto l'Oscar solo nel 2007, per "The Departed", dopo sei candidature andate a vuoto.

Molti gli sconfitti della serata di ieri. Il dottor House Hugh Laurie, per esempio. E se "Mad Men" si è rifatto sul finire della serata conquistando la statuetta per la migliore serie drammatica, non è andata altrettanto bene a "Glee", che ha ottenuto solo una statuetta, assegnata a Gwyneth Paltrow, per il suo ruolo di guest star nella serie. Lo stesso premio la maschile è andato a Justin Timberlake, per la sua partecipazione al Saturday Night Live.

Particolarmente divertente il siparietto con il cast di "Mad Men", in cui la Lynch spiega cosa è cambiato dagli anni '60: «Ora le donne si possono sposare tra loro». «E non devono più andare a letto con uomini potenti per fare carriera?», «No, quello succede ancora». Al vetriolo la battuta rivolta a Katie Holmes, presente alla serata: «Vorrei dire qualcosa di divertente su di lei, ma ho paura di suo marito», ha detto, riferendosi al potente e permaloso Tom Cruise. (di Francesca Scorcucchi)

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