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| Venezia, cinema: presentato 'Amore Carne' di Delbono, in gara per il Queer Lion |
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| Settimo film in gara per il leoncino rainbow, il film di Pippo Delbono affranta di petto e con artistico coraggio un tema ancora tabù: la propria sieropositività |
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| Martedì 06 Settembre 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Spettacoli |
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Nel corso dei viaggi, i mezzi leggeri del cinema di Pippo Delbono catturano momenti unici, incontri ordinari o straordinari. Da una camera d’albergo a Parigi a un’altra a Budapest, da Istanbul a Bucarest, i percorsi intrecciano un tessuto del mondo contemporaneo. I suoi testimoni, alcuni famosi, altri no, dicono o danzano la loro visione dell’universo. Gli incontri (con sua madre, gli amici, gli estranei) sono altrettante immagini del mondo di ieri, di oggi, di domani. Un mondo che qualcuno racconta attraverso la musica (come il compositore e violinista Alexander Balanescu) o il gesto (come Marie-Agnès Gillot, étoile dell’Opéra di Parigi), oppure attraverso le parole (come l’attrice Irène Jacob) o il silenzio (come Bobò, lo storico attore sordomuto di Delbono, l’artista Sophie Calle o l’attrice Marisa Berenson).
A volte la cinepresa agisce di nascosto, come quando il telefonino cattura l'ennesimo esame per l'HIV, un test che il regista fa pur sapendo da 22 anni quale sia l'esito: "positivo"!, cosa cambierebbe "nel copione della sua vita" se potesse riscrivere quel giorno, quel momento?, nulla, perché ha "imparato a guardare la morte negli occhi", perché "finché danzi, la morte, seduta, ti aspetterà".
A volte riprende gli attimi che precedono una catastrofe – come il terremoto dell’Aquila. Oppure il dopo, come a Birkenau. Attimi irripetibili, veri, che gli occhi di Pippo Delbono guardano camminando; occhi che si fermano, rallentano, cercano, sono insicuri, scoprono. Da un’immagine all’altra, da un testo all’altro, da uno spazio all’altro, la camera ci parla dell’amore. Della poesia. E della carne. Con ciò che comporta di passione, ombra, dolore, tragedia e umorismo.
Il film di Belbono, accolto con favore dal pubblico attento della sala Perla, è un personalissimo rabbioso inno alla vita, fatto di momenti ordinari e straordinari, di poesia e mediocrità, di grandi e piccoli gesti, di amori senza nome e di grandi e solide amicizie. Tra poesia, lirismo, musica, arte, danza, Delbono riflette sull'esistenza, intesa come percorso, viaggio, copione le cui pagine si riempiono giorno per giorno. Il finale è noto, ma la vita vince su tutto. Sempre. Questo articolo ha ricevuto 2883 visite.
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