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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Eurofestival 2012 in Azerbaijan, con o senza l'Italia?
Eurofestival 2012 in Azerbaijan, con o senza l'Italia?
Al suo ritorno sulle reti Rai dopo 13 anni d'assenza, l'EuroSong non sfonda quel tetto del dieci per cento considerato la soglia vitale d'ascolti, ma regala all'Italia un clamoroso secondo posto
Lunedì 16 Maggio 2011
di La Nazione
in Spettacoli

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BRIVIDO a Düsseldorf. Al suo ritorno sulle reti Rai dopo tredici anni d'assenza, l'EuroSong non sfonda quel tetto del dieci per cento considerato la soglia vitale d'ascolti, ma regala all'Italia un clamoroso secondo posto alle spalle dell'Azerbaigian. Gli euroscettici di viale Mazzini avranno argomenti facili davanti al 6,43 per cento d'ascolti incassato dalla manifestazione pari a un milione e 291 mila telespettatori di media, anche se davanti alla marcia trionfale di Raphael Gualazzi e della sua "Madness of love" - partito malissimo nelle votazioni ma poi cresciuto in maniera esponenziale - diversi dirigenti si saranno sentiti gelare il sangue. Sulle spalle del Paese vincente grava, infatti, l'obbligo di organizzare l'edizione dell'anno successivo e quella alla Düsseldorf Arena è costata alla tv tedesca oltre 26 milioni di euro. Un salasso a cui dovranno far fronte i petroldollari del Caspio, anche se l'assegnazione dello show 2012 ad Ictimai Television potrebbe essere condizionata dalla politica, date le tensioni tuttora esistenti tra Azerbaigian e Armenia per il controllo del Nagorno-Karabakh, e, in materia di EuroSong, dai problemi di turbativa del televoto affiorati nel 2009, quando alcuni cittadini azeri che avevano votato la canzone dell'Armenia dovettero spiegarsi coi servizi segreti che li accusavano di «aver minacciato la sicurezza dello Stato». C'è poi un problema logistico, visto che l'Heydar Aliyev Sport and Exhibition Complex, arena deputata ad accogliere la manifestazione, potrebbe faticare un po' coi suoi "soli" 7800 posti a soddisfare le enormi esigenze tecniche (e commerciali) del kolossal televisivo.

QUELLA della biondissima Nigar Jamal, in arte Nikki, e del giovane Eldal "Ell" Gasimov, è stata comunque un'affermazione non proprio figlia del caso, visti i sei milioni di euro investiti da Ictimai Television (una delle poche emittenti non statali a far parte dell'Eurovisione) sulla loro "Running scared" reclutando una produzione completamente svedese e mantenendo per 14 giorni a Düsseldorf una delegazione di quasi cento persone. Il primo posto della coppia, con una performance televisivamente ineccepibile (meno il valore della canzone), e il terzo dello svedese Eric Saade sottolineano le capacità accumulate dai registi e produttori scandinavi in materia di Eurofestival.

CERTAMENTE Gualazzi è stato agevolato dalla votazione combinata di giurie e televoto, ma il fatto che il risultato di Düsseldorf ricalchi quasi quello di Sanremo evidenzia come l'Europa non sia poi così lontana dalle nostre hit-parade, dove per altro al momento impazza la "Mr. Saxobeat" di una signorina rumena che di nome fa Alexandra Stan. «Confesso di non credere troppo nelle competizioni, ma l'EuroSong è qualcosa di unico e meraviglioso» assicura Gualazzi, incoraggiatissimo da Raffaella Carrà e Bob Sinclar che fungevano da commentatori in studio nella diretta di sabato sera su Raidue. «E aver portato il jazz a una platea tanto vasta mi rende orgoglioso». Già perché, Italia esclusa, la finalissima è stata vista da circa 70 milioni di persone. Al di là degli ascolti, affossati qui da noi dalla poca promozione e dalla totale indifferenza delle radio (impensabile che, escluso il pianista di Urbino, tra le 42 canzoni della compilation appena data alle stampe dalla Emi non ce ne fossero almeno tre o quattro da trasmettere), la Rai ha il grande merito di aver scommesso sulla candidatura più coraggiosa, scartando alternative ben più facili come quelle di Anna Tatangelo e dei BTwins. E il risultato le ha dato ragione.

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