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| Torino: raccolta di firme a favore del Film Festival GLBT |
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| La conferenza stampa del Pride Torino 2011 è stata anticipata, di gran carriera, di due settimane. Poi, per farla sentire e vedere in grande stile, si tiene sotto le finestre della Giunta Cota |
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| Domenica 03 Aprile 2011 |
| di La Stampa |
| in Spettacoli |
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La conferenza stampa del Pride Torino 2011 è stata anticipata, di gran carriera, di due settimane. Poi, per farla sentire e vedere in grande stile, si tiene stamane - provocatoriamente - sotto le finestre del presidente della Giunta regionale Roberto Cota, in piazza Castello. «Annunceremo il Pride e le sue iniziative - spiega Andrea Fino del Coordinamento Torino Pride “Lgbt”, lesbico, gay, bisessuale, transessuale - e faremo sentire la nostra indignazione per la decisione della Regione di togliere il logo dal Torino Glbt Filmfestival dopo 26 anni. Il luogo sottolinea la nostra protesta contro le politiche omofobiche della giunta Cota, in perfetta continuità con le dichiarazioni dello scorso anno sul Pride e con tutti gli ostacoli frapposti a iniziative adottate contro omofobia e transfobia». Oggi, in piazza Castello, si parlerà di varie azioni. «La prima sarà una petizione popolare da presentare in Consiglio regionale - dice Fino - per fare chiarezza sull’argomento. Raccoglieremo il maggior numero possibile di firme e poi andremo in aula».
Per il Coordinamento Pride la mossa di Cota e Coppola «si rivelerà un autogol. C’è sconcerto tra le persone “lgbt” di area liberale. Hanno sempre visto nel festival - spiega il coordinatore - un’iniziativa culturale di alto valore e ora non comprendono una scelta che suona come una vera e propria offesa». Per Sergio Rovasio, segretario nazionale dell’Associazione radicale «Certi diritti», da sempre al fianco del Coordinamento Pride di Torino, «l’atto di togliere il logo, che appare marginale sul piano concreto, è molto significativo sul piano culturale». E nel sottolineare che il logo della Regione dovrebbe, per coerenza, sparire anche dal Tff, dal Salone del Libro e da tutte le manifestazioni non organizzate dalla Regione, ma che godono dei finanziamenti della stessa, Rovasio lancia una provocazione: «Non hanno nulla da dire i presidenti e direttori artistici dello Stabile, del Regio e del Salone del Libro? Non credono anche loro che questi atti siano preludio di una chiusura anche culturale, dopo la chiusura economica che già si è abbattuta sulla cultura torinese e italiana?». Questo articolo ha ricevuto 486 visite.
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