 |
| Teatro: ritorno trionfale delle Marinetti al Ciak di Milano |
 |
| Teatro al completo e in delirio ieri sera al Ciak |
 |
| Venerdì 18 Marzo 2011 |
| di Marco Volante |
| in Spettacoli |
|
 |
|
Le Sorelle Marinetti (Nicola Olivieri - Turbina, Andrea Allione – Mercuria e Marco Lugli - Scintilla) hanno dato spettacolo. Il ritorno al teatro che le ha viste debuttare è una tappa importante del percorso iniziato insieme a Giorgio Bozzo esattamente tre anni fa.
Bozzo ha scovato una compilation di jazz e swing in un cestone dell’autogrill e subito si è immerso nel progetto di rispolverare quelle atmosfere e riportarle in scena con gli onori che meritano, coinvolgendo le Sorelle Marinetti in uno studio approfondito, insieme al maestro Christian Schmitz, dei grandi nomi della canzone degli anni ’30: il Trio Lescano, Silvana Fioresi, Maria Jottini, Alberto Rabagliati, Natalino Otto, Ernesto Bonino.
“Non ce ne importa niente” è una vera pièce di teatro musicale in cui viene raccontata quell’epoca con amore e verve da dive internazionali. Al centro della scena ci sono le musiche d’autore, i costumi sobri ma femminili, da ragazze moderne e emancipate, le complesse voci armonizzate così difficili da amalgamare, le divertenti coreografie messe a lucido e proposte a un pubblico curioso, attento e infine entusiasta della bravura degli artisti che per un paio d’ore ci riportano indietro di quasi un secolo senza farci scollare dalla poltroncina. Insieme alle “sorelle” sul palco c’è l’ugola d’oro di Gianluca De Martini, un elegante giovane tenore che dal settembre 2009 fa parte integrante della Compagnia e l’Orchestra Maniscalchi che accompagna le nostre eroine fin dall’inizio dell’avventura. Anche loro condividono la passione per la musica di quel periodo, tanto che molti degli strumenti sono frutto di lunghe ricerche in polverosi retrobottega, nei mercati dell’antiquariato, nelle teche dei collezionisti.
L’emozione è la cifra dell’evento. Emozione di chi si re immerge nel passato lontano dei primi amori giovanili e di un’epoca cupa all’orizzonte, ma anche di chi scopre la bellezza leggera di armonie che avrebbero potuto perdersi senza la “cura Marinetti” e l’amore, la cura, l’audace investimento umano ed economico di Giorgio Bozzo, che può ben dire di averle salvate dal cesto delle occasioni e di aver prodotto uno spettacolo di qualità con le sole proprie forze in un momento in cui il Teatro rischia il tracollo grazie al disinteresse dei governi per la cultura. Questo articolo ha ricevuto 336 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|