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| Il Torino GLBT Film Festival si svolge nell’ambito di Esperienza Italia 150 |
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| “Da Sodoma a Hollywood” si unisce alle celebrazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia con un proprio contributo, Vintage: Italia 150, il nostro Risorgimento |
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| Mercoledì 16 Marzo 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Spettacoli |
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La 26ª edizione di Torino GLBT Film Festival – “Da Sodoma a Hollywood” (28 aprile – 4 maggio) si svolge nell’ambito di Esperienza Italia 150 e si unisce alle celebrazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia con un proprio contributo, Vintage: Italia 150, il nostro Risorgimento. A partire da quest’anno, la nuova sezione Vintage presenterà in ogni edizione una serie di titoli dimenticati o caduti nell’oblio, film di culto da rivedere o da riscoprire, pellicole che col tempo hanno assunto un’importanza storica per la cinematografia GLBT.
Vintage: Italia 150, il nostro Risorgimento è un breve e sintetico excursus sui film e sugli autori che hanno dato un loro contributo, dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, nella rappresentazione dell’omosessualità sullo schermo. Uno sguardo a ritroso nella storia, dieci titoli che comprendono sia capolavori dei grandi Maestri sia opere che, controcorrente e a viso aperto, hanno raccontato l’evoluzione del costume e i progressi della società.
La scelta, ovviamente parziale, si è indirizzata verso quei film – Senso, Salò e Il conformista – che in qualche modo, accanto ai temi a noi più cari, si inseriscono in una sorta di revisione storica del passato del nostro Paese: l’epopea ottocentesca e melò di Luchino Visconti, l’atrocità della Repubblica di Salò contaminata dall’horror vacui di Sade con Pier Paolo Pasolini, l’ambiguità politica e morale del fascismo mutuata da Alberto Moravia con Bernardo Bertolucci. All’interno di Vintage: Italia 150, il nostro Risorgimento troviamo anche opere di Franco Brusati (Dimenticare Venezia che ebbe una nomination all’Oscar) e di Fabio Carpi (Quartetto Basileus), alcune proposte tutte da riscoprire come Bionda fragola di Mino Bellei e Quam mirabilis di Alberto Rondalli (titoli che non si vedono da tempo e ingiustamente caduti nel dimenticatoio), Parigi o cara di Vittorio Caprioli con una grandissima Franca Valeri (la pellicola più camp – e per questo amatissima da tutta la comunità GLBT – del nostro cinema).
Inoltre, un film che all’epoca (gli anni Novanta) destò molto scandalo per i toni forti come Marciando nel buio di Massimo Spano, il docu-fiction firmato da Daniele Segre sui transessuali a Torino (Vite di ballatoio) e infine, cronologicamente il più recente, il delicatissimo Mirna di Corso Salani, regista prematuramente scomparso lo scorso anno. Questo articolo ha ricevuto 587 visite.
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