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| «Angels of America», saga sulla New York reaganiana |
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| Le tante piume e lustrini sono gli ultimi giochi dell'apparenza alla vigilia del diluvio |
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| Mercoledì 23 Febbraio 2011 |
| di La Sicilia |
| in Spettacoli |
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Roma - In anni ormai lontani arrivavano dal teatro Usa Williams e Miller, in anni più recenti Shepard e Mamet. Altri tempi. Ora è arrivato «Angels of America» di Tony Kushner, autore insignito con il Pulitzer, il quale, dopo il grande successo in patria, sia in teatro che in televisione, rappresenta la nuova generazione. Il suo lavoro si dà ora in una edizione italiana divisa in due parti della durata di sei ore.
Lo spettacolo, prodotto dall'Elfo di Milano, a cura di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, è stato presentato tutto insieme al Valle di Roma in forma di saga, una vera e propria maratona. Un pubblico entusiasta, formato soprattutto da giovani, lo ha seguito, fortemente interessato.
Le due parti sono intitolate rispettivamente «Si avvicina il Millennio» e «Perestroika». Si può dire che si tratta di uno dei migliori eventi teatrali del momento, un bel saggio di teatro italiano che non vuol farsi sfuggire quanto si fa all'estero. Il testo è sempre in bilico tra realtà e fantasia, e si basa su personaggi rappresentativi di una certa New York reaganiana, a partire dagli anni '80. L'allestimento è ad opera di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, alfieri dell'Elfo di Milano dove hanno già colto successi notevoli. La loro versione italiana è abbastanza fedele alla versione originale, più che preoccuparsi dei personaggi si preoccupano principalmente delle atmosfere nelle quali confluiscono l'amore, la politica, la società nel periodo in cui si fa largo l'Aids, fenomeno nuovo ed incombente che stravolge l'ordine delle cose. Se nella prima parte è soprattutto una storia di coppie, un po' attonite su quanto accade, nella seconda si configura ancor più accesa e onnivora con sogni la società che ne consegue alle prese con incubi e fantasmi.
Un sigillo ad una fine che si muove tra il pubblico e il privato. Atmosfere dunque esistenziali di cui il dramma offre una rappresentazione tra il romantico e il doloroso, permeato di vita e di morte. Lo stile, pur nella sua ricerca di una teatralità sapiente e accattivante, non poco prorompente, è quello del serial, un handicap che viene abilmente contenuto, in nome di accenti che vanno dal divertimento al malinconico nell'ambito della condizione omosessuale. Il racconto è leggero, senza manierismi, Bruni e De Capitani, dal canto loro, hanno evitato di forzare la mano. I toni yankee più espliciti sono messi da parte, lasciando pieno spazio ad una dimensione onirica fra il tragico e il tragicomico.
L'America benpensante è messa alla frusta. «Angels in America» ci mostra come l'America abbia cambiato pagina. Le tante piume e lustrini sono gli ultimi giochi dell'apparenza alla vigilia del diluvio. L'effervescenza che caratterizza diversi momenti è che l'aspetto esteriore della saga in nome delle buone maniere dell'americanismo, fumo da gettare negli occhi mentre si pensa ad ottenebrarli. Lo spettatore viene a trovarsi di fronte ad un'agonia che Elio De Capitani attore tratteggia con maestria in quanto vive con gli spettri imposti dalle circostanze. Fra la prima e la seconda trance una ammirevole continuità ideale, sorretta spettacolarmente da numerosi effetti speciali, indice di una messa in scena al passo con le nuove tecnologie in modo da facilitare i ritmi infernali e allucinatori che la storia esige.
Gli attori sono tutti molto puntuali, in gran vena. Oltre a De Capitani, la sempre splendida Ida Marinelli, la rivelazione Elena Russo Arman, quindi, senza dimenticare Cristina Crippa, Cristian Maria Giammarini, Edoardo Ribatto, Fabrizio Matteini, Umberto Petranca, Sara Borsarelli. Tutti si intrecciano magnificamente fra loro in una maratona che li vede impegnati in situazioni estreme.
Il teatro americano di O' Neil e compagnia sembra più che mai lontano dopo Tony Kushner. Questo articolo ha ricevuto 502 visite.
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