Esordio molto fortunato di Tom Ford, il film è un'elegante e intima rappresentazione riflessiva su un tema delicato: l'omosessualità. Il regista, coinvolto in prima persona sull'argomento, mette tutto se stesso per realizzare una pellicola non retorica e di grande impatto. Straordinaria l'interpretazione di Colin Firth, vincitore meritato della Coppa Volpi al Festival di Venezia 2009.
E' il 1962, la guerra nucleare tra i due blocchi ideologici sembra imminente. La paura pervade il mondo e la crisi di Cuba ne è il sintomo più evidente. In un contesto sociale dove il valori sono molto semplificati e marcatamente delineati, si narra la storia di George Falconer (Colin Firth), docente universitario d'inglese, "incatenato" dal proprio passato e incapace di accettare la morte del compagno Jim (Matthew Goode). Il professore non riesce a trovare un senso alla propria vita e non vede alcun futuro.
In una giornata come tante, una serie di episodi lo portano a riflettere se la sua esistenza ha una logico oppure no. Grazie all'aiuto dell'amica poco più giovane Charley (Julianne Moore), anche lei alle prese con dubbi esistenziali, George trova il giusto conforto. Sarà un giovane studente dell'università, Kenny (Nicholas Hoult), in procinto di accettare la propria omosessualità, a minare le poche certezze che George ha recuperato.
A Single man è un film sull'amore, la solitudine e la paura di vivere. Il regista Tom Ford, oltre a mettere tutta la sua emotività e gusto raffinato per l'estetica, colloca la storia in un momento molto particolare: l'America degli anni '60 è subito pronta a condannare chiunque si dimostri intransigente o diverso nella società. Oltre alla stupenda interpretazione di Colin Firth, al cinema in Italia in questi giorni con l'acclamato Il Discorso del re in odore di Oscar e presente al Festival di Berlino in queste ore, c'è da elogiare l'ottima fotografia di Eduard Grau che dona alla pellicola ancora più grazia e senso intimistico. Una pellicola cupa e malinconica che merita di essere vista. (Blogosfere)
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