Figuraccia al Super Bowl, la Aguilera sbaglia l'inno
L'artista, che giura di conoscere The Star-Spangled Banner da quando aveva 7 anni, ha dimenticato una strofa e per ovviare all'improvvisa amnesia, ha ricantato lo stesso verso (video)
New York - I più virulenti membri del Tea Party l'hanno paragonato addirittura al famigerato «infortunio del guardaroba» di Janet Jackson, che nel 2004 scoprì involontariamente un seno, durante lo show musicale con Justin Timberlake, innescando un'estenuante saga legale e spingendo l'amministrazione Bush a implementare misure censorie e multe senza precedenti nella storia Usa. Protagonista del nuovo scandalo è un'altra cantante, Christina Aguilera, che dinanzi agli oltre 110 milioni di americani incollati agli schermi tv per assistere al 45esimo Super Bowl un rito nazionalpopolare il cui momento clou sono gli spot pubblicitari da 100 mila dollari al secondo, da sempre termometro del mood della nazione ha osato sbagliare nientemeno che l'inno nazionale.
L'artista, che giura di conoscere The Star-Spangled Banner da quando aveva 7 anni, ha dimenticato una strofa e per ovviare all'improvvisa amnesia, ha ricantato lo stesso verso, cambiando una sola parola («hailed» , diventata «watched» ). Il putiferio di proteste scatenato sulla blogosfera di destra dalla gaffe l'ha poi costretta alle scuse. «Spero solo che tutti abbiano sentito il mio amore per questo Paese, e che l'autentico spirito dell'inno sia comunque stato percepito» , si è difesa. Ma se la destra protesta, anche i liberal sono inviperiti per un Super Bowl accusato di aver riesumato gli spot politicamente scorretti, in barba alla nuova era obamiana.
Basti pensare alla réclame Doritos dove un ragazzo gay, ossessionato dalle famose patatine, lecca con gusto erotico il dito indice di un collega che ha appena finito di mangiare le chip e che lo guarda con sprezzo. «Nel 2011 gli inserzionisti Usa credono ancora che essere transessuale o travestito sia materia di scherno» , protesta Stuart Elliott sul New York Times. La polemica dà lo spunto al New Civil Rights Movement per lanciare sul suo sito web un sondaggio «per scegliere lo spot più offensivo del Super Bowl» e «cercare di capire cosa sta succedendo in un'America dove Saturday Night Live e Letterman Show fanno a gara per umiliare gay e trans» .
Anche il razzismo non è più tabù. Nello spot Pepsi, quando una ragazza bianca e un ragazzo nero si scambiano delle occhiate complici, la fidanzata gelosa di lui (un tipo alla Michelle Obama) gli tira una lattina che finisce per colpire la bianca. «La nera dello spot è aggressiva e abusiva si lamenta la blogger Sandra Rose lo stereotipo classico della donna afroamericana» . E se il sessismo torna in auge in innumerevoli pubblicità a base di formosissime donne siliconate e seminude , su Twitter imperversano i commenti di gente indignata dallo spot Groupon. «La ditta di sconti online è riuscita miracolosamente a mettere d'accordo nazionalisti cinesi e attivisti Free Tibet ironizza Msnbc , uniti nel condannare lo spot dove la sofferenza del popolo perseguitato è lo spunto per vendere a metà prezzo le minestre himalaiane di un noto ristorante di Chicago»
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