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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Rai e Mediaset bloccano il 'lesbo-spot' (foto) della Renault
Rai e Mediaset bloccano il 'lesbo-spot' (foto) della Renault
A pochi giorni dall'approdo in tv, per il momento solo su Sky, lo spot della nuova Twingo Miss Sixty fa parlare di se' per le atmosfere e gli ammiccamenti lesbo (video)
Venerdì 17 Dicembre 2010
di Adnkronos
in Spettacoli

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Roma - A pochi giorni dall'approdo in tv, per il momento solo su Sky, lo spot della nuova Twingo Miss Sixty fa parlare di se' per le atmosfere e gli ammiccamenti lesbo giocati su un equivoco sessuale. Dai creativi, pero', nessuna censura: l'originalita', commentano, lascia a desiderare ma non scandalizza in alcun modo. Mentre dall'agenzia ideatrice dello spot, arriva la soddisfazione per l'interesse suscitato dallo spot.

La pubblicita', realizzata per Renault da Publicis Italia, e ideata da due donne, ha per protagoniste due ragazze molto belle che si incontrano a un dopocena. Comincia fra loro un 'gioco di sguardi': la prima va in camera da letto, seguita dall'altra. Una comincia a spogliarsi e l'altra la benda con un'autoreggente nera. A questo punto il colpo di scena: approfittando del fatto che la donna e' bendata, l'altra le ruba la camicia di seta rosa e si avvia verso la sua auto, rosa anch'essa, lasciando interdetta l'altra.

Lo spot, girato a Cape Town, e firmato dal regista cinematografico Xavier Giannoli, "e' tutto basato sul concetto del gioco, del desiderio e del fraintendimento", riferiscono da Publicis Italia, confessando di "essere felici che se ne parli cosi' tanto". La versione Miss Sixty "e' la piu' femminile delle Twingo, rosa fuori - si legge nella presentazione dello spot - e con gli interni piu' eleganti della categoria: e' infatti pensata per non passare inosservata e per fare della strada la sua passerella. Il team creativo di Publicis ha ideato uno spot legato alla femminilita' e alla civetteria che la contraddistinguono i cui ingredienti sono: una festa, due ragazze, un letto, un bellissimo top rosa e un foulard per bendare gli occhi". La campagna verra' declinata anche sulla stampa e' avra' come testimonial, Bele'n Rodriguez, immortalata dal fotografo Fabrizio Ferri.

''Sembra quasi che la visibilita' sia l'unico contenuto possibile nella comunicazione pubblicitaria di oggi. Usare il gaysmo come strumento di notorieta' e' una storia antica che non dovrebbe piu' far notizia. Se gli Stati Uniti hanno premiato con l'Oscar la storia di due gay, l'Italia si dimostra retrograda e provinciale nel censurare questo spot''. Non ha dubbi Aldo Biasi, creativo e presidente dell'AldoBiasiComunicazione.

''Al contempo -aggiunge- se questa pubblicita' e' stata realizzata con l'intento di vendere un prodotto alle donne si e' completamente fuori strada: ad essere attratti dal mondo lesbo non sono le donne bensi' gli stessi uomini. Dovrebbe essere piuttosto la stessa Renault, quindi, a valutare se uno spot del genere, puo' permettere all'azienda di vendere piu' automobili o meno. Di sicuro e' uno spot abbastanza bruttino che, messo in onda, non scandalizzerebbe nessuno ed emozionerebbe davvero pochi''.

E ancora, per Saro Trovato, mood maker e fondatore di Found! lo spot della Renault ''e' un'idea volutamente provocatoria, giocata sull'amicizia tra donne che, in genere, per alcuni versi ammicca sempre ad atteggiamenti lesbo. Un modo come un altro per colpire la fascia di pubblico femminile alla quale e' rivolto il prodotto. Si e' voluto giocare facile puntando sul sesso, ma non e' giusto censurarlo''.

''La pubblicita' e' per sua natura educata e democratica e censurarla e' fuori da ogni ragione'', sostiene anche Lorenzo Marini, direttore creativo e presidente di Lorenzo Marini & Associati.

''In Italia - spiega- si parla sempre e solo di sesso e ogni volta si levano inutili scudi di proteste da parte dei soliti moralisti che nutrono i soliti pregiudizi nei confronti della pubblicita'. Questa volta poi, trovo ingiusto puntare il dito contro un episodio di presunta omosessualita' femminile, poiche' in fin dei conti penso che dovrebbe avere la stessa comprensione di quella maschile di cui si parla sempre tanto''.

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