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| Una sofferta e tragica diversita' rinnegata per sfuggire ai lager “Le rose di Jurgen” |
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| Il dramma dell'annientamento ordito dalla follia nazista nella storia di un giovane omosessuale a Berlino. Allo Spazio Bixio lo spettacolo della compagnia fiorentina Con-Fusione ha ottenuto successo |
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| Lunedì 29 Novembre 2010 |
| di Il Giornale di Vicenza |
| in Spettacoli |
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VICENZA - L'altra sera allo Spazio Bixio di Vicenza agli spettatori si offrivano caramelle prima dello spettacolo. Un'apparente piacevole gentilezza che assumeva un senso tragico nello svolgimento della serata.
Di scena la compagnia fiorentina Con-Fusione con "Le rose di Jürgen", per la regia ed il testo di Giacomo Fanfani, interpretato da Lorella Serni e Rafael Porras Montero, spettacolo vincitore di Emergenze creative 2009, bando promosso dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione e Politiche Giovanili del Comune di Firenze.
La pièce narra la storia del giovane Jürgen, omosessuale alla scoperta della propria identità nella Berlino degli Anni Trenta, città liberale e anticonformista, lacerata appena qualche anno dopo dalla tragedia del nazismo.
Il ragazzo, di famiglia borghese, vive un amore gioioso ma allo stesso tempo controverso ed impossibile per Rubens, il garzone del fioraio che ogni giorno porta le rose per abbellire la grande casa padronale in cui Jürgen vive. La passione tra i due sarà segnata dal dramma della pulizia etnica, che mette al bando il “diverso", in nome della folle e spietata utopia di una società ordinata e perfetta. A differenza di Rubens, Jürgen si salverà dal campo di concentramento di Schasenhausen a prezzo della propria dignità, ma dovrà abdicare al proprio sentire per salvarsi la vita.
Il testo, a metà strada tra teatro della memoria e metafora, è ben congegnato su due livelli, quello del sentire reale del ragazzo ed il linguaggio allegorico della madre di lui, Gretel, che allo stesso tempo incarna, nei panni dell'Imperatrice, l'ideologia nazista, accecata da una cruenta volontà di sterminio e repressione in nome di ciò che pensa sia il “bene supremo" per la propria famiglia e per il popolo.
Il rosso si staglia netto tra i colori in scena. Jürgen compare a torso nudo, avvolto da un drappo color pervinca che gli cinge i fianchi, con il volto nascosto da un mazzo di rose a gambo lungo. Alle sue spalle una montagna di abiti grigi segnati solo da qualche elemento rosso, che rimandano alla mente le cataste di abiti dei morti dei campi di concentramento, come nelle vivide descrizioni del diario di Anna Frank.
Una piccola montagna di caramelle viene rovesciata sulla scena. Caramelle che saranno scartate, gettate, succhiate, masticate, in una metafora, svelata dal testo, della cancellazione programmatica dell'umanità che avvenne nei campi di sterminio nazista, come uomini spogliati, masticati, degradati e alla fine annientati nella cieca ed assoluta follia della dittatura nazifascista.
Una trama dallo svolgimento circolare è simboleggiata dal mazzo di rose, centrale in apertura di scena, poi distrutto e pazientemente ricomposto da Jürgen alla fine del dramma, in un estremo tentativo di recuperare il proprio essere.
Lo spettacolo si conclude con un finale molto pittorico, in cui il corpo del giovane giace immobile sulla montagna di abiti in scena, una nudità appena velata dal drappo rosso, quasi una sorta di tragica “Pietà" che soccombe sotto il dominio cupo ed implacabile di Gretel che lo sovrasta e lo annienta.
Grandi applausi alla compagnia da parte del pubblico del Bixio, che l'altra sera registrava il tutto esaurito. Questo articolo ha ricevuto 451 visite.
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