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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Tv: la meglio gioventu' gay
Tv: la meglio gioventu' gay
Sulla rete ammiraglia una nuova epopea firmata da Rulli e Petraglia. Con due omosessuali come eroi positivi. Così la tv completa un lungo sdoganamento
Venerdì 26 Novembre 2010
di L'Espresso
in Spettacoli

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Sulla rete ammiraglia una nuova epopea firmata da Rulli e Petraglia. Con due omosessuali come eroi positivi. Così la tv completa un lungo sdoganamento

Lui è Andrea. Ha il volto di Claudio Santamaria. Lavora al ministero degli Esteri e si occupa di immigrazione. È un tipo energico e sorridente. Rassicurante e solido. Perfetto capofamiglia. L'altro lui è Michel (Thierry Novac), francese ma vive in Italia dove fa il funzionario di banca. È un tipo gentile e fragile. Tanto fragile da richiedere le cure di una psicoanalista che vuole il caso essere la sorella di Andrea. È così che li fanno conoscere Stefano Rulli e Sandro Petraglia, gli sceneggiatori che ci hanno raccontato la storia d'Italia dalle cucine delle famiglie. Prima il dopoguerra e la ricostruzione con "La vita che verrà", poi gli anni di piombo e l'edonismo anni Ottanta con la "Meglio gioventù". Ora tocca ai nostri complessi tempi. Tanto complessi che mentre il resto della famiglia del terzo millennio (casa Giordani) si sfalda; mentre la tragica morte del figlio piccolo manda la madre letteralmente ai matti e il padre a lavorare all'estero; mentre tutto intorno crolla e il terzo capitolo della trilogia sull'Italia dei sentimenti in forma di epopea televisiva, si perde per i rivoli di un mondo che non ha più un centro, resistono ai venti solo loro due: Andrea e Michel. E il loro amore pacato e costruttivo.

Ecco "Le cose che restano", titolo della fiction in quattro puntate e oltre sei ore (13 e 14 dicembre e poi 20 e 21) che a ridosso del Santo Natale racconterà agli italiana quel che resta della famiglia, in prima serata su RaiUno con un cast affettuoso fatto di volti noti (da Ennio Fantastichini a Danila Giordano, da Lorenzo Balduccil a Paola Cortellesi) più la regia di Gianluca Maria Tavarelli. E così mentre un figlio muore in un incidente e l'altro si perde nelle incertezze dei tempi, mentre la psicoanalista scopre di non amare il marito e l'anziano padre di non amare l'amante (la moglie già non la sopporta dalle prime inquadrature della prima puntata), le uniche persone serie in grado di tenere le fila di quel resta della famiglia sono Andrea e Michel. Gay senza vezzi, convinti che i sentimenti comportino anche responsabilità verso l'altro. Uomini d'altri tempi, si direbbe. Se non fossero "diversi" ci sembrerebbero poco credibili. Perché il paradosso è proprio lì. "Tutti si perdono tra gli scossoni del mondo, tranne chi ha bisogno di restare ancorato alla propria identità. La percezione della diversità li porta ad avere più consapevolezza dei sentimenti e della realtà della vita. Per questo Andrea e Michel sono veri e coerenti come quei manifestanti del Gay Pride in giacca e cravatta aggrappati ad un un cartello dove era scritto "sono il tuo commercialista", "sono il tuo oculista"", spiegano Rulli e Petraglia. Veri e coerenti come gli "Omosessuali moderni" (tanto per citare un famoso libro inchiesta edito dal Mulino nel 2001) che ci hanno messo però dieci anni per arrivare in televisione per quel che sono: gente inserita nella società e non costretta dagli sceneggiatori a fare per forza lavori creativi, bizzarri o eccessivi. Vedi: Armando il pugile dagli addominali scolpiti di "Un posto al sole"; il gaio Romeo commesso di "Commesse"; la fotografa Aurora del "Padre delle spose" (un attonito Lino Banfi) che fugge a Barcellona con la sua focosa insegnante di flamenco; la coppia Luca e Silvio del "Bello delle donne" lui parrucchiere l'altro un po' marchetta.

È vero che da questa creativa carrellata sfuggono creature come la coppia gay di medici Oscar e Max di "Un medico in famiglia" o l'ondivago ispettore Luca di "Distretto di Polizia" che cambia orientamento sessuale ad ogni puntata, una sera fa sesso con un uomo spostato e quella dopo lo tradisce con la vicina di casa (tanto che i perfidi dicono abbia ispirato l'etero inno di Povia "Luca era gay"). Per non parlare di Lando Buzzanca poliziotto in "Mio figlio" (RaiUno 2005) che per il solo fatto di aver accettato l'outing del suo pargolo (poliziotto anch'egli) scatenò le ire della destra che con sdegno virile sbottò: "Abbiamo perso pure il "Merlo maschio"? Ma dove finiremo?".

"S'infuriarono oltre misura perché niente come l'immaginario può cambiare il mondo. E Buzzanca era un simbolo dell'immaginaria virilità " spiega Franco Grillini, leader del movimento omosessuale italiano che per combattere anche sui terreni dell'inconscio ha appena chiesto alla Rai una tv sul digitale terrestre tutta a tematica gay. Cosa buona e giusta, per carità. Ma mai potente come una fiction per famiglie, sulla prima rete della televisione di Stato, nelle serate di dicembre con l'albero già addobbato. Lui, Grillini "onestamente diverso" come ama definirsi fin dal suo sito, dovrebbe sapere che una coppia di "onestamente diversi" ma intimamente cristiani e misericordiosi che salva un'intera tribù (padre-madre-fratelli più una rifugiata politica, una giovane prostituta e qualche figlio di nessuno) dalla dispersione, dalla solitudine e dal dolore è molto più forte del ghetto di una gay-tv. "Vuol dire", ci risponde, "che la rivoluzione gentile che combattiamo da anni sta vincendo".

O forse ha già vinto. Per questo due tra i migliori sceneggiatori d'Italia, eterosessuali e laici, per raccontare "Le cose che restano" "in un Paese dove domina un senso di perdita e di lutto, il vuoto, il caos, la disgregazione della società civile" (parole loro) affida la speranza di una rinascita nelle mani di una coppia di bravi ragazzi e nella poesia di una signora . "Ci sono cose che volano, uccelli, ore, calabroni ma di loro non mi importa. Poi ci sono cose che restano, il dolore, i monti e l'eterno...": Emily Dickinson. n

L'esempio di Celestino

Le dimissioni da papa sono un altro argomento su cui nel suo libro-intervista Benedetto XVI rompe il tabù. Prima di lui, nell'ultimo secolo, altri pontefici vi avevano riflettuto, ma nessuno ne aveva mai parlato in pubblico. Lui invece, prima dice di non aver mai pensato di gettare la spugna nel pieno della tempesta sulla pedofilia, perché "quando il pericolo è grande non si deve scappare via" e quindi "ora certamente non è tempo di dimettersi". Poi spiega che sì, in talune circostanze un pontefice può o persino deve lasciare la carica suprema della Chiesa:

"Quando un papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l'incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi". Nella storia, il più celebre dei papi che si sono dimessi è Celestino V (1294), del quale Benedetto XVI è molto devoto. Il 28 aprile di quest'anno, in visita all'Aquila nella basilica di Santa Maria di Collemaggio dove quel santo papa è sepolto, Ratzinger depose il proprio pallio sulle sue reliquie. E a Sulmona, il 4 luglio, dedicò l'omelia della messa a lui, "cercatore di Dio".

Don omosex.it

Affollano le chat di siti di incontri. Sono i sacerdoti gay che cercano partner via Web. Un libro li racconta

In chat lo chiamano il "monsignore". È un sacerdote romano di 49 anni, sempre a caccia di compagnia su Internet. È attratto dai maschi, ma non intende definirsi gay. Cerca sesso e incontri con altri preti, ma s'arrabbia se qualcuno gli ricorda gli anatemi del papa contro gli omosessuali. Come il monsignore ci sono pure don pugliese, d_off, don40, padrepio, dpiù, fatherpaul, padregianni, cerco_don. Nick che celano l'identità di tanti religiosi gay a caccia di amanti saltuari così come di relazioni stabili. Ci sono due sacerdoti che si frequentano da un anno, un altro che non riesce a resistere al fascino delle saune gay, un altro ancora che cerca i giovani e quello che ama i "colleghi" più maturi. Vite contraddittorie, unite dal senso di colpa per avere ceduto alla tentazione di amare un altro uomo. Per avere fatto ciò che la Chiesa cattolica vieta e che, loro stessi, dai pulpiti e dagli altari condannano.

Basta connettersi a uno dei tanti portali per incontri fra gay e cercare una finestra a tema religioso per raccogliere con facilità le confessioni più intime di questi sacerdoti: dalla scappatella subito dopo la messa, al giovane che fugge dalle mura vaticane, al parroco di provincia che dorme con il cappellano, fino alle perversioni più bizzarre. Un percorso fra le vite difficili di religiosi e fedeli, storie che la giornalista Ilaria Donatio racconta nel libro-inchiesta "Opus gay" in uscita per Newton Compton editori, dopo avere trascorso un mese sulle chat con nomi sempre diversi e una sola indicazione nel profilo: "In cerca di un don". È un viaggio dentro un mondo popolato da solitudine, sensi di colpa, desideri repressi, vite chiuse dentro istituti religiosi che si ritrovano in questa giungla virtuale del sesso: "I preti sono una categoria molto richiesta, come i militari. Il fascino della divisa, si potrebbe dire", spiega l'autrice.

Un fenomeno che anche il teologo morale Giannino Piana sta studiando: "Non so dal punto di vista statistico quante persone tocchi, ma esiste una percentuale piuttosto estesa di preti che hanno tendenze omosessuali e che cercano di stabilire rapporti attraverso le chat line".

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