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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Raitre non cede, Masi portera' il caso al cda
Raitre non cede, Masi portera' il caso al cda
La lettera del dg alla rete dopo il pressing di Marano. L'imbarazzo del presidente
Sabato 13 Novembre 2010
di Corriere della Sera
in Spettacoli

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ROMA - L'invito a Gianfranco Fini e a Pier Luigi Bersani non sarà revocato. La linea dura scelta dalla terza rete di Paolo Ruffini lascia il direttore generale di fronte a una doppia scelta: forzare la mano con un ordine di servizio che blocchi la puntata, oppure lasciarla andare in onda salvo poi ricorrere al consiglio di amministrazione per eventuali sanzioni. Dopo una giornata rovente, nel palazzo di Viale Mazzini in via di liquidazione, nello staff di Masi si dice che è difficile fare di più per bloccare d'autorità la presenza di Fini e Bersani. Ma il direttore generale, che ha chiesto di invitare ora anche gli altri leader, porterà la questione al cda.

Forte anche della posizione equidistante presa dal presidente Rai Paolo Garimberti. In un incontro in mattinata con il direttore Ruffini, il presidente non si è schierato con la scelta fatta. Dopo la pr i ma punta tacon Nic hi Vendola (che aveva solo elencato i sinonimi della parola gay) avrebbe preferito una scelta meno attaccabile, spiegano al settimo piano interpretando la sua nota: «Il pluralismo si fa aggiungendo voci e non sottraendone e forse, visto il delicato momento della vita politica, sarebbe stato opportuno aggiungerne altre subito o annunciarne di diverse in futuro». Ma aggiungono di averlo visto altrettanto «perplesso» di fronte alle lettere di Masi. Come può un servizio pubblico rimangiarsi un invito già fatto alla terza carica dello Stato e al leader del maggiore partito d'opposizione, si sarebbe chiesto.

Che l'intervento di Fini e Bersani si limitasse all'elenco dei valori di destra e di sinistra non ha rassicurato Masi. Da lì le due lettere spedite a Ruffini. Lo stesso che lui aveva mandato via, ma che il giudice ha rimesso al suo posto. L'idea gliel'avrebbe data il suo vice, di area leghista, Antonio Marano. Il primo ieri mattina a telefonare al direttore di Raitre inferocito per l'invito a Fini. «Non lo puoi fare. Ormai lui è fuori dal governo», avrebbe spiegato in sintesi Marano. Convinto ad andare oltre la replica di Ruffini sul carattere «esclusivamente televisivo» della scelta degli autori, che nulla ha a che vedere con le fibrillazioni del governo.

Ma la doppia lettera di Masi e l'idea di portare il caso al cda non è condivisa. Invisa all'opposizione che dopo lo stop a Michele Santoro, la cacciata di Ruffini, gli ostacoli posti alla Dandini e il tentativo di soffocare nella culla il duo Fazio-Saviano, lo accusa, con l'idv Leoluca Orlando, di «incontinenza repressiva tipica dei servi di regime». E indispettisce anche nel centrodestra. Perché le sue mosse spesso si sono rivelate degli autogol. E al momento, in quella chiave, Masi può vantare solo di non aver ancora contrattualizzato Vauro e Marco Travaglio (che compaiono lo stesso ad Annozero). E ora anche nel centrodestra c'è chi non vuole il braccio di ferro: la raccomandazione al pluralismo della vigilanza Rai del 2003 ha talmente deluso che la commissione ne sta mettendo a punto un'altra con l'obiettivo di renderla di più facile applicazione.

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