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| Rai 3 da record, una riflessione su "Vieni via con me" |
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| "E adesso come la mettiamo? Pensiamo davvero di conoscere i telespettatori? Si direbbe di no" |
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| Mercoledì 10 Novembre 2010 |
| di Il Gazzettino |
| in Spettacoli |
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E adesso come la mettiamo? Pensiamo davvero di conoscere i telespettatori? Si direbbe di no: la prima puntata di "Vieni via con me", il nuovo programma di Fazio-Saviano, pur agevolato dalla presenza di Benigni, ha stravolto l’Auditel, battendo il record assoluto su Raitre e superando con un risultato netto il "Grande fratello": mai nessuno sulla rete più "culturale" della tv di Stato aveva raggiunto i quasi 8 milioni, mentre i voyeur della Casa più famosa del teleschermo, pur in aumento, non hanno superato i cinque. È un risultato clamoroso, come se il Portosummaga battesse l’Inter.
Un risultato che ha significati anche sociologici e politici, ma non è un’estemporanea migrazione, figlia anche della curiosità ovviamente, viste le immancabili polemiche della vigilia: è semmai la dimostrazione che non esiste un "solo" pubblico, come invece si tende a far credere. La tv è brutta, squallida, stupida, volgare? No, rispondono i programmisti pubblici e privati: è così perché così la gente la vuole e l’Auditel è il padrone assoluto. Bene, si direbbe una bugia. Certo la Busi chiude bottega subito col suo "Articolotre", ma il caso di "Vieni via con me" è così clamoroso che spiega come il desiderio di approndire tempi politici, economici e sociali, tra giornalismo e spettacolo, sia tutt’altro che irrisorio e che quantomeno anche la scelta dei telespettatori confermi la frattura del Paese. Divertirsi e pensare: forse il binomio non è ancora tramontato come si vuole far credere. E la speranza di una televisione più nobile rimane viva.
Ma non si tratta di una banale contrapposizione pro o anti-Berlusconi: sarebbe ridicolo leggere i dati in questo senso. Non è questo il problema della cattiva tv. E mentre sul premier è in uscita, per Marsilio, il libro "Il re che ride", la prima raccolta critica delle sue barzellette, si è riso senz’altro di meno davanti ai monologhi del programma di Fazio (da aggiustare senz’altro sul ritmo), ma se 8 milioni di italiani ascoltano il senso quasi metafisico di Saviano che rilegge tra l’altro anche il giuramento alla Giovine Italia, le giullarate del guitto toscano e, in prima serata, un politico emergente e omosessuale affermare che tra il correre dietro alle donne o essere gay, la cosa migliore è essere felici, forse la tv (di Stato e non) non è così male come spesso ci sembra. Questo articolo ha ricevuto 385 visite.
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