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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Rai 3: «Vieni via con me» tra escort e lotta alla mafia
Rai 3: «Vieni via con me» tra escort e lotta alla mafia
E' partita su RaiTre la trasmissione condotta da Fabio Fazio. Saviano: «Con la macchina del fango la democrazia è a rischio». Vendola e i 27 modi di definire i gay Benigni: «Bindi, sacrificati»
Martedì 09 Novembre 2010
di Bresciaoggi
in Spettacoli

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Roberto Benigni durante la trasmissione «Vieni via con me» in onda su Rai Tre Le irresistibili gag di Roberto Benigni sul caso Ruby e sul futuro del governo, con l'appello al premier «Silvio, non ti dimettere: ci rovini!», hanno movimentato l'esordio di «Vieni via con me», il nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano al debutto su Raitre. Un viaggio nell'Italia, una patria dalla quale andar via «per non veder crollare altri pezzi di Pompei», chiosa Fazio, oppure restare perchè «le mafie non continuino a comandare», gli fa eco Saviano. Ma anche un Paese in cui «la democrazia è a rischio per colpa della macchina del fango», avverte l'autore di Gomorra.

«Volevo elencare le donne di Berlusconi, ma non sarebbero bastate due ore», esordisce Benigni dopo il consueto ingresso in studio tra le piroette. «Premetto che i gossip sessuali sono spazzatura. Sono qui per parlare di politica», precisa. Poi non perde l'occasione per ironizzare su Ruby: «Dice che c'è un premier che è stato con una minorenne marocchina, ma per ragioni d'età non è stata resa nota l'identità del premier».

E ancora: «Berlusconi ha detto che la vicenda è stata una vendetta dalla mafia. La mafia una volta ti ammazzava, ora invece ti manda due escort in bagno... Io ho il terrore di questo». Poi mette il dito nella piaga della crisi e si rivolge a Berlusconi: «Silvio, non ti dimettere, non dare retta a Fini, perchè altrimenti ci rovini, non si lavora più. Santoro, Fazio, l'Unità, Repubblica non lavorano più. E poi Ghedini che fa, il solito film horror? Silvio, tieni duro, dai retta a me».

Salvo poi aggiungere, più avanti: «Dimettiti... Non ne possiamo più». Il problema, spiega il premio Oscar, è che «Berlusconi bisogna batterlo politicamente: la prossima volta va beccato con una minorenne del Pd, oppure con la Bindi». Di qui l'appello: «Rosy, sacrificati per il partito! Ti ci vedo proprio, con la chiappa del Pd, vai lì, gli dici che sei maggiorenne, poi se ti arresta la polizia, gli dici che sei la suocera di Zapatero o la nonna di Fidel Castro!».

Benigni chiude la sua performance con una canzone dedicata alle proprietà del premier, versione rap di un brano scritto con Nicola Piovani e Vincenzo Cerami per TuttoBenigni del '95-'96 («Io sono il boss, l'imprenditore, il proprietario del partito dell'amore, sono il Cesare, il leader mondiale, sono il papi, l'utilizzator finale. La Camera è mia, è mio il Senato, sono il padrone di Ibrahimovic e di Pato... C'ho banche, banchieri e case editrici, Confalonieri, Rai e Mediaset, attori e attrici.. È mio il Giornale, il Viminale e fra tre anni il Quirinale, finalmente saran mie magistratura e Corte Costituzionale») e poi intona "Via con me" di Paolo Conte, colonna sonora del programma.

È diverso il tono, ma la politica dà sostanza anche all'orazione di Saviano: «Da un po' di tempo vivo come una sorta di ossessione, che riguarda la macchina del fango, il meccanismo che arriva a diffamare una persona», attacca lo scrittore.

A scandire la serata, dai tempi fortemente teatrali, sono gli elenchi, quelli della gente comune, ma anche di Nichi Vendola, che ironicamente mette in fila i 27 modi per definire un omosessuale, o del maestro Claudio Abbado, che spiega perchè è sbagliato tagliare la cultura che «è un bene primario come l'acqua, è vita».

Apertasi con un'immagine tricolore - la sagoma stilizzata bianca dell'Italia e un cuore verde sullo sfondo rosso dello studio - la puntata si chiude con il monito di Saviano che, tenendo in mano la prima bandiera italiana, recita il giuramento della giovine Italia e dice alla Lega: «Spaccare il Paese è un'idiozia».

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