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| Potiche: la Deneuve in fabbrica |
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| Grande cast per Ozon, c’è anche il «sindacalista» Depardieu. Recensione di Maurizio Porro |
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| Venerdì 05 Novembre 2010 |
| di Corriere.it |
| in Spettacoli |
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Desideroso di raccontare il ruolo delle donne nella società François Ozon attinge ancora una volta al teatro (dopo le Gocce d'acqua di Fassbinder e 8 donne) ribaltando con cognizione di causa melodrammatica e un poco femminista un'innocente commedia boulevardier di Barillet e Grédy, gli autori, per capirci, di Fiore di cactus. Ecco Potiche, francesismo per indicare un vaso decorativo e senza valore, una bella statuina, una donna all’ombra del marito (madame Chirac non fu l'unico esempio).
In questo copione rimasto anni 70 ma assai rimaneggiato con un nuovo finale, la bella potiche è Suzanne (la perfetta Deneuve) moglie borghese del padrone accentratore di una fabbrica di ombrelli (saranno Les parapluies de Cherbourg della giovane Catherine?) contestato e sequestrato dai suoi operai finché madame, in tenuta da mezza sera, non entra in fabbrica a risolvere la querelle, riannodando per buon peso anche una sua antica fiamma con l'opposizione, il sindacalista Depardieu. Al finale della «pièce» col ritorno del padrone, Ozon aggiunge un ultimissimo atto meno vintage, da non svelare. Fossimo in Italia, la «potiche» Deneuve, che per l'ottava volta si trova con Depardieu a suggellare e sigillare un pezzo di cinema francese, andrebbe a spiegarsi a «Che tempo che fa».
Qui le restano da sbrigare ricordi sentimentali, recherche della felicità perduta, mentre personaggi minori crescono: una segretaria attrazione fatale, la figlia reazionaria, un figlio inventivo che decide che è meglio essere gay che rincorrere ragazzine. Agitato da un cast in stato di grazia - oltre ai due monumenti che scendono sempre con grazia dal piedistallo per entrare nella vita, c'è lo strepitoso Fabrice Luchini - il film è piacevole, intelligentemente attento all'oggi senza tradire l'ieri e non esclude la materia leggera e gassosa di cui son fatti i sogni del teatro che non dà compiti a casa, facendo rientrare tutto nell' ordine. Ozon ci tiene a far spostare davvero qualcosa e così ci mette l'eleganza del tocco, la contaminazione con gli equivoci e quel tocco di melò che gli è così congeniale (Angel) a costo del tracollo della famiglia Perfettina, dell'ordine patriarcale finalmente vilipeso, della società civile ad alto reddito che incontra la politica: tanto si sta tutti subito dalla parte di Lei, che scende in campo ma per fortuna non dimentica a casa la dignità e la morale. Questo articolo ha ricevuto 478 visite.
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