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| Esce nelle sale The City of Your Final Destination |
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| James Ivory torna ormai 82 enne con un film che sembra un distillato (un poco sfiatato) del suo cinema |
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| Venerdì 08 Ottobre 2010 |
| di Il Messaggero |
| in Spettacoli |
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Dopo aver perso il produttore e compagno di una vita Ismail Merchant, il venerabile James Ivory torna ormai 82 enne con un film che sembra un distillato (un poco sfiatato) del suo cinema: The City of Your Final Destination, in italiano Quella sera dorata, come il romanzo di Peter Cameron da cui è tratto (Adelphi). Personaggi eleganti, dunque, cast impeccabile benché un poco diseguale, ambientazione esotica quanto fastosa, dialoghi cesellati alla virgola. E un languore di fondo da “cinema del nonno” ma con tutti gli ingredienti e i sentimenti al posto giusto.
Tutto ruota a un giovane studioso irano-americano (Omar Metwally, più seducente che davvero convincente) spedito dalla fidanzatina decisionista e odiosetta (una perfetta Alexandra Maria Lara) in una vasta tenuta nascosta nel cuore dell’Uruguay. Non sarà una gita: lo studioso deve strappare agli eredi di uno scrittore di contenuta ma prestigiosa notorietà il permesso di scrivere la sua biografia. Impresa ardua. Il defunto apparteneva all’alta borghesia ebraica fuggita in Sudamerica sotto il nazismo (i filmini di famiglia, autentici, vengono dalla Shoah Foundation di Spielberg). Ci sono di mezzo anche un manoscritto fantasma, una moglie tradita (la sempre straordinaria Laura Linney), nonché un’amante ufficiale (Charlotte Gainsbourg) con figlioletta che vivono lì insieme alla vedova, più altri imbarazzi di famiglia assortiti. Mentre il fratello gay del romanziere (un quintessenziale Anthony Hopkins) subito chiede all’ingenuo intruso di contrabbandare negli Usa i gioielli della mamma...
Trattandosi di un film in costume, benché contemporaneo (o quasi: siamo nel 1995), le donne si chiamano Arden o Deirdre. E tutto luci, abiti, arredi, dialoghi, sguardi, sottintesi è impeccabile, squisito, un poco affettato. Secondo il gusto sempre un poco antiquariale di Ivory. A meno che non sia la spasmodica ricerca di un passato (di una identità) che oggi ormai sembra monopolio dei registi americani.
Dopo molti incidenti e quiproquo, comunque, ognuno affronta e scioglie i suoi nodi interiori, la verità si impone (verità dei sentimenti, non dei fatti), l’amore trionfa, il buon gusto pure. Dopotutto, perché no? Questo articolo ha ricevuto 326 visite.
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