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| Teatro: a Vignola il "1973" di Furlan |
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| Lo spettacolo è la riproposizione, in chiave ironica e burlesque, dell'edizione del 1973 del concorso canoro Eurovision de la Chanson (l'Eurofestival) |
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| Venerdì 08 Ottobre 2010 |
| di Il Resto del Carlino |
| in Spettacoli |
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Dei sei spettacoli che compongono la giornata inaugurale dell'anno sesto di Vie Scena Contemporanea Festival, organizzato come sempre da Ert con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, forse il più singolare porta come titolo una data, 1973'. Lo spettacolo, diretto e interpretato dall'artista svizzero Massimo Furlan, è in programma questa sera alle ore 20.30 e domani alle ore 18 al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola.
Riproposizione, in chiave ironica e burlesque, dell'edizione appunto del 73 del concorso canoro Eurovision de la Chanson' con cantanti provenienti da tutta Europa, lo spettacolo vede sul palco, oltre a Furlan anche Anne Delahaye, Stèphane Vecchione, Serge Margel, Bastien Gallet, con la partecipazione straordinaria del filosofo Marc Augè. Furlan, come nasce 1973'? «Dal ricordo di una serata che io e mia sorella aspettavamo con ansia: il concorso eurovisione della canzone. Per noi una delle rare volte dove potevamo vedere un cantante italiano perché abitavamo in Svizzera. Mi ricordo del desiderio che avevo, bambino, di diventare anch'io un cantante. E il caso ha voluto che il cantante svizzero Patrick Juvet abitasse non troppo lontano da casa nostra. E questo fatto provocava un sentimento strano. Voleva dire che i cantanti che si vedevano in tv erano reali».
In scena con Lei anche Marc Augè: quale è il suo ruolo? «È quello di mio padre. E poi un padre un po' particolare nel senso che era cantante anche lui. Marc Augé ci racconta i suoi viaggi e le sue esperienze durante l'osservazione del rituale e della possessione legati alla questione della musica». Lo spettacolo si rifà agli anni d'oro' della televisione. Come sono cambiate le cose, secondo Lei? «Oggi l'offerta quasi esclusivamente commerciale' è una cosa nello stesso tempo paurosa e affascinante.
È interessante cercare di capire come, per esempio, il concorso Eurovisione della Canzone sia in realtà all'origine degli infiniti concorsi che si vedono oggi sulle televisioni. E' vero che all'epoca la televisione era molto seria e accademica. Noi bambini la guardavamo con curiosità e fascino, oggi dallo schermo viene fuori un vomito continuo, assordante. Meglio spegnere e pensare ad altro». Questo articolo ha ricevuto 315 visite.
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