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| I «Griffin» di colore: cartoon irriverente per esaltare Obama |
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| Gli episodi anche in Italia su Fox. Successo della famiglia afroamericana |
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| Mercoledì 15 Settembre 2010 |
| di Corriere della Sera |
| in Spettacoli |
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MILANO Sono un po' i «Griffin» afroamericani. O anche i «Simpson». Solo che non sono gialli. Sono in qualche modo il primo esempio di cartoni animati obamiani. Nel senso che da quando la famiglia del presidente americano è diventata una delle più in vista del pianeta, mancava una serie tv che avesse per protagonisti dei personaggi afroamericani. Ci ha pensato un cartoon a riempire il vuoto. E' arrivato in Italia, in prima visione, «Cleveland show», in onda su Fox (canale 110 di Sky) ogni martedì alle 21 con un doppio episodio. Questa nuova serie animata capace di regalare «momenti deliziosamente olt r a g g i os i » , c ome ha scritto l'Hollywood Reporter è in realtà lo spin off de «I Griffin». E, come tale, non può che sbeffeggiare tutti i canoni del politicamente corretto. In primo luogo l'idea di famiglia felice. Almeno quella intesa in senso canonico.
Il cartoon parte con l'addio del placido Cleveland Brown, vicino di casa dei Griffin (che lo salutano affettuosamente: «Addio cioccolatino»), a Quahog, città dove viveva. Lui che, secondo una divertente definizione del Boston Tv Examiner, «vorrebbe essere Cliff Robinson ma ha la fortuna di Charlie Brown» arriva a questa decisione dopo aver divorziato dalla moglie. Per cambiare aria, Cleveland parte con il figlio, l'obeso e tenerissimo Cleveland jr, alla volta di Stoolbend, in Virginia, che è poi la sua città natale. Lì rincontra Donna: il suo primo amore. Anche lei è madre di due figli. Anche lei è divorziata. Tra i due si riaccende la passione: decidono di sposarsi e quindi di vivere insieme. E un po' come nei «Cesaroni» ecco le dinamiche di una famiglia allargata. Perché se il figlio di Cleveland è pacioso e sempre di buon umore, quelli di Donna sono invece piuttosto impegnativi. Roberta, in piena fase adolescenziale ha un approccio ribelle con il patrigno bonaccione di cui si vergogna: «Lasciami qui. Non voglio ti vedano», gli dice. Le cose non vanno meglio con Rallo, il figliastro di cinque anni con i capelli di Jimi Hendrix e la personalità di un 40enne.
Completano il quadro, i vicini: un aspirante ballerino e una coppia di orsi (nel senso di animali), che parlano, sono tra di loro litigiosissimi ma ultra-religiosi. Perché nel mondo di Cleveland non sono rare le incursioni nell'assurdo. E anche i tostapane possono parlare, come quello che, con voce da marines, in una puntata si rivolge a Cleveland jr, nudo in cucina, dicendogli: «Alza un po' quella ciccia».
L'ironia cattivella diverte il pubblico negli Stati Uniti: la serie creata da Seth MacFarlane è il cartoon più visto negli nella fascia 18-34 anni. Merito anche delle tante guest star che sono intervenute nello show, tra cui Justin Timberlake «nelle vesti» di un personaggio gay, Kanye West che in un episodio diventa il rapper locale Kenny West e Fergie. In un cartoon che è riuscito a cavalcare la dissacrazione senza essere bollato di razzismo nè aver urtato la sensibilità della comunità afro-americana non poteva mancare l'omaggio più atteso: quello del presidente Obama che infatti compare in versione animata nella serie. Con la sua benedizione. Questo articolo ha ricevuto 448 visite.
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