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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Venezia 67: dalle stragi ai Mondiali: 30 anni di storia italiana
Venezia 67: dalle stragi ai Mondiali: 30 anni di storia italiana
Il documentario di Piergiorgio Gay si muove su più piani, con intelligenza e sensibilità, dimostrando di essere quanto mai attuale
Lunedì 06 Settembre 2010
di La Gazzetta di Parma
in Spettacoli

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Il popolo italiano? Si è trasformato oggi in pubblico televisivo. Per dirla con le parole di Paolo Rossi, «vota da casa, applaude, si indigna e poi va a dormire». Occorre che il Paese torni ad essere di chi lo abita, e non di chi lo governa. Lo ribadisce ogni volta il Liga al termine dei suoi concerti. E, con convinzione, porta avanti il discorso «Niente paura – Come siamo come eravamo e le canzoni di Luciano Ligabue», in uscita al cinema il 17 settembre. Il documentario di Piergiorgio Gay si muove su più piani, con intelligenza e sensibilità, dimostrando di essere quanto mai attuale, necessario e urgente. Il regista che si era formato alla scuola Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi vuole raccontare gli ultimi trent’anni di storia dell’Italia (evitando le «trappole» dell’antolo - gia) attraverso le canzoni del rocker di Correggio, accostate a varie immagini di repertorio di fatti che hanno segnato gli ultimi decenni, alle opinioni di personaggi noti e di persone comuni, agli articoli della Costituzione italiana.

La musica e le parole di Ligabue riescono a dare enfasi alle immagini (e viceversa) che sono la fotografia di un Paese dalle mille contraddizioni. Quello delle stragi di Capaci e di Bologna. Quello dell’omertà e dell’uccisione di Guido Rossa. Quello delle vittorie ai Mondiali dell’82 e del 2006. Quello del massacro alla scuola Diaz. Quello in cui Paolo Rossi sogna una Polizia culturale (un’idea di destra) che faccia entrare gratis al cinema gli spettatori dei film di Natale e poi li leghi alle poltrone obbligandoli a guardare i capolavori di Pasolini. Con interviste, tra i tanti nomi, a Carlo Verdone, Fabio Volo, don Ciotti, Beppino Englaro, Umberto Veronesi, Stefano Rodotà e a parecchia gente comune, «Niente paura» inneggia, in fondo, alla forza dei sogni (di rock’n’roll) per un popolo che si sta «buttando via», ma che è sempre stato «bravo a raccogliersi».

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