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Siccome il ragazzo si appresta a intraprendere la carriera di attore su palcoscenici di prosa, e ha un suo personale ufficio stampa che lo promuove, all'inizio il dubbio viene. Magari, capita di pensare, è una trovata per far parlare di sé. E allora la prima domanda che gli fai, incontrandolo nel salotto di casa sua con molte foto di Maria Callas, di cui è fan, incorniciate d'argento è: scusi Carlo, ma davvero lei, «il pornodivo gay più famoso del mondo» come è stato definito, è un ingegnere informatico?
E lui che ai pregiudizi è abituato e da ragazzo intelligente riesce a sorriderne tira fuori la sua bella tesi scritta in inglese e rilegata in pelle blu: «Ecco qua, Activ vision, Focalization in an artificial visual system. Anno accademico 2003. È stata anche pubblicata, in parte. Poi, dopo la laurea, ho avuto tre borse di studio. Ero avviato a una probabile carriera da ricercatore, esperto di intelligenza artificiale. E per 600 euro al mese ho lavorato da precario in un laboratorio, settore robotica, alla Sapienza, università dove mi sono laureato e dove per anni sono stato anche rappresentante eletto degli studenti, di sinistra. Poi la mia vita è cambiata... Ma oggi sono un ex pornodivo gay, e ci tengo a dirlo».
Già perché Carlo Masi (nome d'arte, all'anagrafe è Ruggero), 34 anni, «più romano della porchetta» come lui stesso si definisce, stasera alle 19 debutta al Teatro India di lungotevere dei Papareschi in «Senzaparole » ( in replica domani alle 22,15, per poi proseguire a Bologna dal 7 al 10 settembre, spettacolo prodotto da Teatri di Vita con la regia di Andrea Adriatico, nell'ambito della rassegna «Short Theatre»). In scena un pornodivo, un letto e un'opera di Beckett.
Il protagonista non parla. Ma si aggira sul palco in t-shirt e pantaloni scuri in un testo che è una metafora sul tema del desiderio: «Diciamo che per questo ruolo, senza saperlo, il regista cercava me e io cercavo lui. E ci siamo incontrati. Io ho dovuto un po' limare i miei atteggiamenti carichi di erotismo a favore di movimenti più genuini e privi di malizia. Spero che questa mia esperienza, per la quale, al debutto nella mia città, sono emozionatissimo, mi dia la possibilità di sdoganarmi dal settore del porno, che comunque ho abbandonato già da un anno e mezzo».
A «sdoganare» Carlo ci ha già pensato in parte la tv, con un paio di passaggi televisivi da Piero Chiambretti, puntati in particolare sulla vera e propria messe di oggettistica da merchandising (dai magneti per frigo ad alcune parti del suo corpo, inutile dire quali, riprodotte con calco) prodotta dalla casa di produzione hard americana che ha comunque messo Carlo sotto contratto a vita e in esclusiva.
E l'ingegner Masi, con la stessa naturalezza con cui ti racconta i suoi trascorsi nell'universo hard, ti dice anche che ora si è di nuovo iscritto all'università, facoltà di Matematica stavolta, per una futura seconda laurea: «Non mi vergogno per niente di quello che ho fatto. Il mondo dell'hard gay, negli Usa, è un'industria piuttosto seria, un ambiente assai diverso da come lo si può immaginare. Mi sono anche divertito, ho girato una ventina di film, non di più, perché la casa di produzione non voleva fossi sovraesposto, e nel mio genere sono diventato un'icona di fama mondiale, ho guadagnato dei soldi, ho comprato due case, e non è poco per uno come me che viene da una famiglia umilissima».
Simpatico, dall'apparenza molto mite nonostante la mole, arguto, parlantina sciolta, marcato accento romano con un filo di birignao che quando si rilassa viene fuori dietro quell'aspetto esteriore da super macho con ipertrofica muscolatura su 177 centimetri di altezza, Carlo-Ruggero è anche piuttosto spiritoso e autoironico: «Faccio una vita normale, ho una cultura, sogno di sposare il mio compagno Adam (argentino e pornoattore pure lui, ndr), amo i fiori e mi sento anche un po' Zsa Zsa Gabor», dice. Oppure: «Per le foto ho indossato apposta mocassini, jeans e camicia a righine. Ecco, per poi sentirmi dire da Adam che m'ero vestito come 'na vecchia ». Il tutto mentre coccola l'affezionato chihuahua a suon di «Bacino a papà, buono a papino» ecc.
Ma lei, ingegner Carlo-Ruggero, da grande cosa vorrebbe fare? Risposta diretta, sincera: «Mi interessa lo show-business, sì. Per ora c'è stata questa opportunità a teatro, anche se mi rendo conto che devo imparare quasi tutto. Poi certo, la tv non mi dispiacerebbe. Male che vada ho sempre la mia laurea in ingegneria. Mi ricordo poco e nulla, ma adesso ricomincio a studiare. Il porno? Si dice mai dire mai nella vita, ma sento che appartiene a un passato. Che non rinnego. Ma pur sempre passato». Questo articolo ha ricevuto 393 visite.
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