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| Locarno: si apre stasera il festival svizzero che assegna il "Pardo D'Oro" |
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| Tra abusi e zombie gay, storie come pugni nello stomaco. Film «forti» a Locarno, Italia in corsa con «Pietro» di Gaglianone |
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| Mercoledì 04 Agosto 2010 |
| di Il Gazzettino |
| in Spettacoli |
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Con un film che potrebbe fare molto discutere - il franco-tedesco «Au fond des bois» (In fondo alla foresta) di Benoit Jacquot, proiettato in prima mondiale, in cui una ragazza subisce ripetuti abusi sessuali - si inaugura stasera in Piazza Grande il 63° Festival di Locarno, il cinema all’aperto più grande d’Europa con i suoi circa 8 mila posti, .
Come spesso è stata tradizione, la rassegna ticinese - che quest’anno ha ridotto, privilegiando la qualità alla quantità, da 400 a circa 300 le opere proposte al pubblico fra corti, lungometraggi e documentari di ogni parte del mondo - affronta anche temi scottanti e difficili, in pieno spirito alternativo, ribelle e anarchico. E come apertura è stata scelta una storia a dir poco inquietante. Nel 1865, il girovago Timothèe giunge in un villaggio nel sud della Francia dove si invaghisce della bella Josephine. Fingendosi sordomuto, chiede e ottiene ospitalità nella casa del padre di lei, e a cena esegue alcuni strani trucchi, inducendo curiose reazioni nella ragazza. Finchè un giorno con l’ip - nosi la fa cadere in uno stato letargico e la violenta. Pur mostrando disgusto e timore, sopraffatta dal potere ipnotico dell’uomo, Josephine lo segue nel folto del bosco, dove subirà ripetuti abusi.
La protagonista del film, Isild Le Besco, è anche la regista di «Bas-Fonds» che prende parte - con altre 17 pellicole - al concorso internazionale che assegna il «Pardo d'Oro» e che a sua volta si annuncia come un titolo «forte», non a caso vietato ai minori di 18 anni con controllo dei documenti all’entrata: tre giovani donne, Magalie, Marie-Steph e Barbara, vivono tra di loro ai margini della civiltà. Perse e piene d’alcol, si desiderano, si prendono e si detestano come fossero carne da macello. Poco per volta, tuttavia, scivolano in un gioco complesso di dominio e d’amore. Magalie, la leader, soggioga con tutta la sua potenza maschile e il suo carisma bestiale fino all’omicidio.
E sempre in concorso figura un altro dei titoli scandalo più attesi, «L.A. Zombie» (bandito dai festival australiani perchè accusato di inneggiare, tra l’altro, alla necrofilia) di Bruce LaBruce con il porno divo Sagat. Anche qui siamo in una situazione truce nel filone definito del new queer cinema. Un senzatetto schizofrenico è convinto di essere uno zombie alieno e vaga per Los Angeles in cerca di rapporti omosessuali con cadaveri e per cibarsi. E attraverso questa pratica è in grado di riportare i morti in vita. Sagat appare, sempre nel Concorso internazionale, anche in «Homme au bain» (L'uomo al bagno) di Christophe Honorè che vede la partecipazione di Chiara Mastroianni. è la vicenda di un giovane gay disincantato dal fallimento di una storia d’amore molto importante e che si darà, quindi, all’amore facile, quello fatto di rapporti sessuali occasionali.
Insomma, il Festival del cinema di Locarno ha il coraggio di «aprire» (anzi «riaprire») allo scandalo, all’eros più spinto e anche al surreale.
Nella corsa al Pardo d'Oro l'I- talia è rappresentata da «Pietro», di Daniele Gaglianone, dramma di chi vive ai margine della società fra lavori umili e famiglie distrutte. Il protagonista, l’attore Pietro Casella, vive in una periferia anonima guadagnandosi da vivere distribuendo volantini. La sua casa è il vecchio appartamento lasciato dai genitori, ormai fatiscente, dove convive con il fratello Francesco che è sì tutta la sua famiglia, ma è anche un tossicodipendente legato uno spacciatore e al suo losco giro. Cinema in Piazza Grande La platea (8000 posti) del Festival di Locarno Questo articolo ha ricevuto 353 visite.
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