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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Venezia, quattro italiani in concorso. Il film di Avati alla fine non ci sara'
Venezia, quattro italiani in concorso. Il film di Avati alla fine non ci sara'
La disputa tra il regista e il direttore del festival ha animato la vigilia della presentazione. Le pellicole di Martone, Mazzacurati, Costanzo e Celestini si contenderanno il Leone d'oro
Giovedì 29 Luglio 2010
di Repubblica.it
in Spettacoli

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ROMA - Ogni anno, alla vigilia della presentazione ufficiale della Mostra di Venezia, succede qualcosa di imprevisto. Nel 2009 fu la plateale protesta degli attori contro i tagli alla cultura. Stavolta invece, a dare un po' di pepe a un evento istituzionale per eccellenza, è la contesa tra Pupi Avati e il direttore del festival, Marco Muller, sulla collocazione del film del regista, Una sconfinata giovinezza: in competizione, come voluto fortemente dall'autore, o fuori concorso, come scelto dai selezionatori? L'enigma viene sciolto solo questa mattina, alla conferenza stampa in cui viene annunciato il programma della kermesse: la pellicola alla fine non ci sarà.

L'evento. Risolta così la disputa, ci si può concentare sul resto del programma della Mostra, che si terrà al Lido di Venezia dall'1 all'11 settembre prossimi. E che oggi è stato illustrato, come da tradizione, all'hotel Excelsior di Roma, dallo stesso Muller e dal presidente della Biennale Paolo Baratta.

Italiani in conorso. Ampiamente annunciato il poker di titoli tricolori: Noi credevamo di Mario Martone, ricostruzione risorgimental-mazziniana con Luigi Lo Cascio e Toni Servillo; La passione di Carlo Mazzacurati, autore del Nordest tradizionalmente amato dal popolo della Mostra; La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo, dal libro di Paolo Giordano; e l'outsider La pecora nera di Ascanio Celestini, interpretato da lui insieme a Giorgio Tirabassi e Maya Sansa.

Belpaese a volontà. Ma c'è molta Italia anche nelle altre sezioni. In Orizzonti, ad esempio, I Malavoglia contemporanei di Pasquale Scimeca e il docu El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi; in Controcampo italiano, I baci mai dati di Roberta Torre. E ancora, tra gli altri fuori gara: Marco Bellocchio con Sorelle mai, Vittorio Gassman una vita da mattatore di Giancarlo Scarchilli, Piergiorgio Gay con l'omaggio a Ligabue, Notizie dagli scavi di Emidio Greco, con Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini; Gorbaciof di Stefano Incerti, ancora con Servillo; Vallanzasca – Gli angeli del male di Michele Placido, l'omaggio a Goffredo Lombardo della Titanus firmato da Giuseppe Tornatore, 1960 di Gabriele Salvatores. E l'elenco potrebbe continuare: in tutto, i lungometraggi made in Italy sono ventinove.

Cinema internazionale. In concorso, tra i più attesi, gli americani Somewhere di Sofia Coppola e Promises written in winter di Vincent Gallo. E poi lo spagnolo Alex De La Iglesia con Balada triste de trompeta, La versione di Barney di Richard Lewis con Dustin Hoffman, Potiche di Francois Ozon, Miral di Julian Schnabel. Ma le emozioni più forti, sul piano dei tempi e delle scene shock, potrebbero arrivare da Venus Noire di Abdellatif Kechiche, storia di una enorme donna ottentotta usata nell'Ottocento come fenomeno da baraccone. Fuori gara, invece, da segnalare la presenza comtemporeanea da registi di Ben e Casey Affleck, rispettivamente con The town e con un documentario su Joaquin Phoenix. E John Turturro che con Passione rivisita il mito della canzone napoletana.

Film di apertura e chiusura. Inaugura Black Swan di Darren Aronofsky con Natalie Portman e Vincent Cassel, conclude lo shakespeariano The Tempest di Julie Taymor con Helen Mirren. Madrina delle due serate Isabella Ragonese. La giuria, presieduta da Quentin Tarantino, e composta, tra gli altri, dai nostri Gabriele Salvatores e Luca Guadagnino.

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