Il palco - con l’eccezione di due composizioni floreali ai lati e un microfono innestato sull’asta al centro - è completamente spoglio, le quinte proprio non ci sono, il fondale è costituito soltanto da una superficie bianca. Appare così la scena di 1973, lo spettacolo rappresentato in prima assoluta al Festival d’Avignone il 10 luglio da Massimo Furlan. Abbassate le luci, sullo schermo viene proiettato il celebre cerchio di stelle in campo azzurro e si diffonde il preludio del Te Deum di Marc-Antoine Charpentier: siamo in Eurovisione! il 7 aprile 1973 e, direttamente dal Lussemburgo, va in onda la diciottesima edizione dell’Eurofestival della canzone, presentata dall’affascinante Helga Guitton in abito azzurro e scultorea cofana di capelli biondi.
I concorrenti, appena annunciati, si materializzano via via sul palco in carne ed ossa, impersonati da Massimo Furlan, vestito e acconciato come ciascuno di loro, pronto a cantare la canzone in gara con mimica, passi di danza e afflato interpretativo simile all’originale. Ricompaiono così di fronte ai nostri occhi improbabili personaggi al tempo prontamente rimossi come il portoghese Fernando Tordo, la finlandese Marion Rung (interprete dell’agghiacciante “Tom tom tom”), il duo belga Nicole & Hugo, fasciato in tute viole aderenti che, non fosse per le zampa d’elefante, parrebbero quelle di Star Treck o di Spazio 1999.
Dopo cinque o sei brani, però, esce allo scoperto il vero protagonista delle performance canore, Pino Tozzi, l’entusiasta replicante cui ha dato vita Furlan, impastando con bonaria ironia i più triti luoghi comuni sull’italianità arruffona, canterina, genuina. Assolutamente impreparato e sempre più stupito per il tono che la conversazione man mano assume Pino si troverà, sul palcoscenico, a dibattere di cultura popolare, star system, condizionamento delle masse e perfino delle differenze tra icona, idolo e feticcio.
Al talk show improvvisato prendono parte (impersonati da attori, naturalmente) alcuni cantanti che parteciparono a quell’edizione dell’Eurofestival, fra i quali si fa notare un filosofeggiante Cliff Richard e, sul finire, persino il padre di Pino Tozzi - Umberto! - saggio dispensatore di analisi sociologiche interpretato addirittura da Marc Augé. Giocato tutto sul filo della memoria - personale e collettiva - e dell’ironia (raramente indirizzata ai protagonisti del festival e rivolta piuttosto agli improbabili sforzi di Pino) 1973 ribadisce la predilezione di Massimo Furlan per la rielaborazione dei materiali d’archivio, attraverso i quali è in grado di plasmare una forma drammaturgica di notevole spessore e originalità.
Se andrete a vedere lo spettacolo a Modena, inserito nel cartellone del Festival Vie il prossimo ottobre, son convinto che potrà capitare anche a voi di incamminarvi verso l’uscita del teatro sorprendendovi a canticchiare il ritornello di “Chi sarà con te”, il brano con cui Massimo Ranieri/Pino Tozzi/Massimo Furlan chiude la sua riedizione privata dell’Eurofestival 1973. (di Marco Pierini - Direttore della Galleria Civica di Modena)
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