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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La televisione che verrà. L'obiettivo: conservare il pubblico
La televisione che verrà. L'obiettivo: conservare il pubblico
Vespa resta in sella, Annozero in bilico, Matrix ridotto. Malgrado l'annuncio di grandi cambiamenti molto resterà come prima
Mercoledì 14 Luglio 2010
di la Repubblica
in Spettacoli

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ROMA - Si cerca un qualche buon motivo per farsi venire voglia di tv nella nuova stagione. Si scopre che, con buona pace dei comunicati trionfali di cambiamento, cambierà poco. Si calcola, a spanne ma con ottime probabilità, che alla fine spiccherà una decina di trasmissioni in tutto, compresa qualche piccola novità: il tutto a coprire diciamo un cinque per cento della programmazione. Il resto, a meno di clamorose smentite, porta a intravedere la solita tv che tante soddisfazioni dà, soprattutto a chi la fa. Non è un caso se ci si affanna e in certi casi ci si esalta a rincorrere nuovi canali, per esempio quelli del digitale terrestre in chiaro. Entrano nell'uso comune espressioni come "zone All Digital" (quelle d'Italia dove il passaggio al Dt è completo), sulle quali monitorare gli ascolti, per scoprire quanta parte del pubblico si sposta. E scoprire per esempio che il canale gratuito di soli cartoni animati di Mediaset, Boing, arriva anche all'1 per cento degli ascolti, che sembra poco ma non lo è. O altri piccoli segnali: la Rai però ai suoi altri canali continua a sembrare poco propensa, s'intuisce la paura di erodere ascolti ai canali base, o che la gente scopra di punto in bianco che un'altra tv è possibile - rullo di tamburi. Insomma, comunque la solita fatica a farsi largo per chi non è ultrageneralista e mainstream: fermo restando che la tv gratuita alla fine i conti deve farli sempre tornare e più o meno continua a riuscirci, cambiando un po' per non cambiare nulla.

News. Il giovedì sera su RaiDue andrà Annozero o X-Factor? In nessun paese serio si porrebbe una simile questione, ma siamo a questo. Con un palinsesto Rai che prevede Santoro ma non Annozero, e i giochi incatenati dallo stallo politico. Chi ci guadagna con lo stallo e la debolezza della Rai, ognuno può immaginarlo. Il Vespa che era in procinto di ridurre le serate le riavrà tutte e adesso, se solo lo chiedesse, gli darebbero anche La prova del cuoco. Floris di Ballarò, confermatissimo, chiede "normalità e non normalizzazione" e sembra il più scellerato dei sognatori. A Mediaset è assodata la riduzione di Matrix a due serate, chiude Terra! e in quegli spazi vuoti della tarda serata di Canale 5 sbarca Piero Chiambretti da Italia 1: forse ridurrà l'impatto gay-glamour del programma forse proverà a non farlo. Sui tg e sul panorama complessivo che esce da questi scenari, pochissima allegria. Continua a mancare un nuovo programma di approfondimento basato esclusivamente sull'autorevolezza giornalistica del racconto. Gabanelli e pochi altri resistono come possono.

Rai. L'azienda in pieni Mondiali ha sparato solo spot delle fiction. Sono un bel pacchetto, quasi tutte in forma di miniserie in due puntate, ma il parco attori ha nomi che contano: da Beppe Fiorello a Luciana Littizzetto. Difficile che venga granché promosso prima del tempo l'evento dell'anno, ovvero il Fazio-Saviano insieme (Vieni via con me) su cui si è rimasti a questionare sul numero delle puntate, e questo dice tutto. L'intrattenimento? Se la novità è la Cuccarini a Domenica In, meglio vedere cosa ri-combina Baudo che torna alla prima serata di RaiTre con un non meglio precisato programma legato in qualche modo al 150° dell'Unità. Oppure Gene Gnocchi che si prende la tarda sera della domenica di RaiTre. Ma il giro è più o meno lo stesso, con novità molto laterali e gioco ai quattro cantoni di conduttori di spettacoli leggeri che saltano da una parte all'altra rivendicando il diritto divino a esserci. Su Sanremo si può scommettere su Belen ma poi è ancora buio. Sembra annunciarsi buona fiction americana su RaiDue, ma alla fine sarà davvero difficile accorgersi che è cambiato qualcosa. O, come dice il direttore generale Masi, notare il "rinnovamento senza sovrapposizioni", qualunque cosa voglia dire.

Mediaset. Che fa Bonolis? Sperimenta? Per ora rifà Chi ha incastrato Peter Pan?, ovvio, ramo di punta della programmazione con bambini. Questo dà il senso, di una stagione che per la tv commerciale è di assolute certezze, come rivendicato da Piersilvio che ha aggiunto "Gli altri, invece...", come se fosse tutta colpa degli altri. Novità visibili: una Paola Cortellesi a fianco di Claudio Bisio a Zelig, un Flavio Insinna trasmigrato sotto le bandiere biscioniane per ereditare La Corrida, esattamente quella. Del resto il gioco totale si basa sulla De Filippi del sabato sera e del pomeriggio e del talent, sui reality e così via, segnatamente di nuovo un GF di cinque mesi. La morale è che si punta a mantenere il pubblico che c'è e a scambiarselo in minime percentuali con l'avversario. In fondo così facendo hanno sempre vissuto tutti e anche togliendosi parecchi sfizietti.

La7. Ci si attende, forse in maniera eccessiva, un miracolo vero. La stagnazione dei due colossi apre uno scenario da ora-o-mai-più. Per capirsi, basta affacciare l'idea di qualcosa di completamente diverso per suscitare entusiasmi. Il tg di Mentana ha già convogliato parecchi renitenti ai tg ufficiali e ci si chiede cosa potrà succedere quando (e se) Mentana deciderà di condurre in prima persona. Dopo la parentesi da dimenticare a RaiDue, Daria Bignardi torna là dove le sue Invasioni avevano senso. Al momento non risulta in palinsesto Maurizio Crozza, ma se ne parlerà più avanti. Gad Lerner soprattutto, e la Ilaria D'Amico di Exit sono gli altri puntelli. Come detto, però, contano lo spirito e le attese: più momenti spiazzanti ci saranno, più funzionerà. E comunque in giro se chiedi di tv, quelli che ci tengono dicono: speriamo ne La7. Solo dopo parlano d'altro.

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