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| Bucarest-Roma viaggio nell'omofobia UE in onda su Current |
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| Su Current, canale 130 di SKY, il 6 luglio alle ore 22.00, ed in replica il 7 luglio alle ore 1.20 |
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| Lunedì 05 Luglio 2010 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Spettacoli |
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Roma è la capitale europea con il più alto numero di omicidi a sfondo omofobo. La Romania è la nazione con oltre l’80% dei cittadini ostili alle persone gay, lesbiche, bisessuali o transessuali. Lo ha detto l’agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (FRA).
Ecco perché a pochi giorni dal Gay Pride romano, il quinto reportage dall'Europa dell'Odio, ciclo ideato, prodotto e realizzato da Davide Scalenghe per la serie Vanguard Internazionale targata Current, compie un cammino investigativo nelle due capitali europee più ostili alle diversità sessuali: Bucarest e Roma.
Nell’ex paese comunista, dal 2007 membro dell’Unione Europea dopo che nel 1989 depose il dittatore Ceausescu, a tuttoggi esiste solo un gay-club in tutta Bucarest. L'unico tra gli avventori disposto a parlare davanti alle telecamere di Current dice: "Qui le persone vivono ancora nel passato. E' impossibile per le coppie omosessuali camminare tranquillamente per strada. La gente reagirebbe con violenza, con sguardi ostili o con urla e insulti".
L'ostracismo diffuso al diverso è testimoniato anche dal fatto che in tutta la Romania esiste una sola organizzazione per la tutela dei diritti dei gay. Davide Scalenghe ne incontra il leader storico, Florin Buhuceanu fondatore e presidente di ACCEPT, fondata nel 1994 e unica a rappresentare la Rumenia nell’International Lesbian and Gay Association (ILGA),. "La mia nazione - spiega Buhuceanu - ha mantenuto una serie di caratteristiche del regime comunista repressivo, come il controllo sociale anche sulla vita privata". Poi è arrivata la democrazia, ma le attitudini e gli stereotipi non sono cambiati. Inoltre il regime legale non è mutato contestualmente alla caduta del comunismo e la legge che incriminava le relazioni gay è durata fino al 2001, facendo della Romania un caso quasi unico tra i paesi UE. Inoltre, in Romania è fortissima l'influenza della Chiesa Ortodossa nella vita pubblica. Quasi il 90% dei rumeni sono ortodossi. Sull’omosessualità la chiesa rumena si è più volte espressa, attraverso i vari patriarchi, con condanne severe a quello che è definito un peccato contro natura.
Il reportage Vanguard, oltre alle vittime omosessuali di violenze e soprusi, mostra anche la faccia omofoba dei rumeni: Bogdan Mateciuc, è il fondatore di Alleanza per la famiglia, movimento che ha raccolto 650mila firme per un emendamento che cambi la Costituzione e specifichi, a scanso di equivoci, che un matrimonio può avvenire solo tra un uomo e una donna. Alle accuse omofobe Mateciuc risponde secco: "Non ho paura dei gay. Quindi la nostra organizzazione non è omofoba. Se mi chiedete cosa penso degli atti omosessuali, ci sono studi che ne dimostrano la degenerazione e i rischi". Studi non proprio autorevoli che Mateciuc invierà via mail alla redazione Vanguard e che fanno riferimento ai testi del sito Catholic Education, dove l’infermiera Susan Brinkman parla dei rischi per la salute della vita da omosessuali, mentre altri studi cercano di dimostrare come l’amore gay non sia vero amore ed aumenti i rischi di malattie fisiche e psichiche". Lasciata la Romania incomincia il viaggio verso l'Italia con la messa in onda di uno stralcio di Omofobia Capitale l’inchiesta di Pasquale Filippone e di Federico Formica, premiata al Festival Internazionale di giornalismo a Perugia e al RIFF di Roma, che intervista alcune delle 80 vittime delle aggressioni omofobe avvenute nel solo 2009 nell'area unrbana capitolina. A fare da contraltare alle azioni vigliacche e violente che si consumano a Roma, Scalenghe ha raccolto la tetsimonianza di Morad Chaouki, rifugiato marocchino che scappato dal suo Paese dove l’omosessualità è punita con il carcere o con la pena di morte, ha ottenuto asilo a Modena, grazie a una direttiva UE che lo prevede per le persecuzioni a causa dell’orientamento sessuale.
Amaro il commento conclusivo della diva Claudia Cardinale, che intervistata in qualità di madrina del film festival GLBT di Torino e reduce dall’interpretazione del ruolo di una madre di un omosessuale, dice: "Il problema è che invece di andare avanti si va sempre indietro". Impegnata in prima linea contro le discriminazioni omofobe, l'attrice ricorda quando negli anni Sessanta, per amicizia, si sia finta compagna dell’attore omosessuale Rock Hudson perché nell’America puritana un sex-symbol non poteva dichiarare di essere gay. Questo articolo ha ricevuto 370 visite.
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