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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
“Sessista e omofobo” le femministe Usa contro “Toy Story 3”
“Sessista e omofobo” le femministe Usa contro “Toy Story 3”
Il cartoon Disney-Pixar sbanca i botteghini Usa, “Insegna ai ragazzi il disprezzo di donne e gay” (video)
Martedì 29 Giugno 2010
di Corriere della Sera
in Spettacoli

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Ha sfondato al botteghino, con oltre 326 milioni di dollari incassati nel mondo in dieci giorni, primo per il secondo week-end consecutivo negli Stati Uniti (l’intera saga di Toy Story ha già incassato al cinema 878 milioni di dollari, più 8 miliardi con tutto l’indotto). Ma se Toy Story 3 ha già convinto le famiglie, ha contemporaneamente fatto insorgere le femministe, che sul magazine americano Ms accusano il film d’essere «sconsideratamente sessista» e pericoloso da guardare per i bambini. Sull’altro versante ideologico, invece, la pellicola ha avuto il plauso dei conservatori, che ci vedono l’affermazione di solidi valori di libertà contro la dittatura. Insomma, per dare fiato all’eterno scontro tra le culture anche un cartone animato della Disney-Pixar va benissimo: basta che ognuno valorizzi ciò che gli pare decisivo.

Per Natalie Wilson, giornalista di Ms, lo squilibrato rapporto di sette a uno tra protagonisti maschili e femminili è già motivo di discriminazione: ci sono pochissime donne e tutte dipinte negativamente, dalla bisbetica mamma di Andy, il proprietario dei giocattoli che, nella terza versione della Toy Story, sta per andare al college, alla Barbie «ultraemotiva». E poi c’è l’omofobia. Per Ms, Ken è presentato «come un fashionista gay con la sua passione di scrivere con un inchiostro rosa spumeggiante» e il risultato sarebbe quello di un film per le famiglie in cui si perpetuano stereotipi contro le donne e gli omosessuali.

«Affiancando l’omofobia e la misoginia, le battute su Ken suggeriscono che le peggiori cose che possono capitare a un maschietto sono quelle di essere una donna o un omosessuale», accusa Wilson. E insiste: «I ragazzini che crescono assistendo a spettacoli sessisti hanno più probabilità di diventare degli adulti che interiorizzano gli stereotipi su che cosa ci si aspetti che siano uomini e donne».

James Hirsen, psicologo dei media e professore di Legge, invece, ha visto un altro film, con un «sorprendentemente forte messaggio conservatore». Nel suo commento assai lusinghiero, riportato sul sito di destra Newsmax, Hirsen mette in evidenza che cosa succede nel «Sunnyside Daycare Center», il deposito dove sono finiti i giocattoli di Andy neo universitario. Toy Story 3, a proposito dell’ospizio dei giochi dismessi, ha tratto per Hirsen alcuni spunti dalla Fattoria degli animali di George Orwell.

Insomma, a dispetto del nome rassicurante (in italiano, «Centro di ospitalità alla luce del sole»), il deposito è in realtà una dittatura con una cricca dominante guidata da un orsetto despota, Lotso. Affamato di potere, Lotso ha i suoi scherani puniscono e torturano gli altri giocattoli che non si sottomettono al regime. Ma il giocattolo Woody ha deciso, da solo, di non finire con gli altri nel centro (la ragione? Voleva ritrovare il suo vecchio padrone Andy). E, da fuori, scopre ben presto che cosa stia succedendo ai suoi ex compagni finiti nel Sunnyside Center. Nel tentativo di promuovere la loro fuga da quella «repubblica delle banane» vagamente castrista deve anche affrontare Buzz Lightyear, un giocattolo cui è stato fatto il lavaggio del cervello e che è passato dalla parte del dittatore.

In ogni caso, Toy Story 3 «sessista» per alcune e «libertario» per altri, fra un mese è atteso in Europa e Giappone: in Italia uscirà il 7 luglio in molte copie, con le voci di Fabrizio Frizzi, Massimo Dapporto, Gerry Scotti, Claudia Gerini, Fabio De Luigi e Giorgio Faletti.

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