ROMA Bevono birra biologica e pestano gli omosessuali, i giovani neo-nazisti danesi in Brotherood (Fratellanza). Il film di Nicolo Donato che ha vinto al Festival di Roma dopo essere stato rifiutato a Venezia (nella collaterale Settimana della critica) e Locarno, esce nelle sale il 2 luglio per Lucky Red.
La passione proibita spezzata dai raid punitivi è cronaca dei nostri giorni. Donato, 36 anni, lontane origini italiane, ex fotografo di moda al suo primo lungometraggio dopo corti e video musicali, condanna ogni razzismo, «la difesa dei diritti umani è l'unica cosa per cui vale la pena combattere», ma è altrettanto chiaro nello spiegare che non è un film politico, semmai un melodramma sentimentale: «È una storia d'amore negata».
La novità è che l'amore gay nasce all'interno della comunità omofoba, tra slogan deliranti, teste rasate e teste spaccate («ma niente di personale»), bandiere sudiste sventolate sul vuoto dell'ignoranza. «Non è un film sui gay e nemmeno sui nazisti: è un film sull'amore che esprime un paradosso. Il motivo per cui il protagonista entra nel movimento neo-nazista, pur non essendo simpatizzante di estrema destra, è che lì riesce a vivere quel sentimento di appartenenza e di solidarietà che non ha in famiglia». Il padre assente, la madre non lo capisce, pretende di modellarlo come le pare. «Nel gruppo invece gli dicono che è bravo. Poi, inatteso, irrompe l'amore».
Disilluso dai militari, Lars (l'attore Thure Lindhardt), biondo come solo gli ariani, nell'apprendistato nazista convive con Jimmy (David Dencik), l'aquila nazista tatuata sulle spalle, al novizio dà il Mein Kampf da leggere. Thure nel gruppo ha tolto il posto al fratello minore di David, un mezzo drogato. È lui a scoprire che i due stanno insieme, non ordirà la trappola ma si vendicherà come uno Jago qualsiasi.
Donato ha lavorato duro per quattro anni, ispirato da un documentario in tv ( Men Heroes and Gay Nazi). Il film nel suo Paese «è stato accolto molto bene e si è acceso un dibattito». Qualcuno vuol tirargli la giacca sulla politica, ma è una scorciatoia che porta fuori strada: «In Danimarca dopo una lunga stagione socialista c'è un governo di centro-destra che ha preso le distanze in modo netto dai gruppi di neo-nazisti; anzi, un esponente del governo che è omosessuale ha voluto aprire una sorta di Telefono Azzurro per raccontare e denunciare torti e minacce riconducibili a crimini razzisti. Chi cede alla violenza lo fa per alienazione, in un certo senso provo pena per gli estremisti di destra».
«È difficile amare tutti, eppure sono convinto che dovremmo provarci». Il suo secondo film, August, tra poco al via, con un altro copione esprime la stessa speranza: «È la storia di un padre che perde l'unica figlia di cancro e va in depressione. Torna alla vita grazie all'incontro con una donna, torna a vivere attraverso l'amore».
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