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| Che noia la moda saffo-hollywoodiana |
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| Privo del significato politico dei «kiss-in» studiati per choccare, ormai il bacio gay mediatico e' un sistema di garantirsi a buon mercato un titolo sui giornali |
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| Martedì 08 Giugno 2010 |
| di Corriere della Sera |
| in Spettacoli |
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MILANO - Madonna che bacia Britney (Spears). Madonna che bacia Christina (Aguilera). Sandra (Bullock) che bacia Scarlett (Johansson) dopo aver baciato, durante un'altra cerimonia di premiazione, Meryl Streep. Selma (Blair di La rivincita delle bionde) che bacia Sarah Michelle (Gellar, l 'ammazzavampiri del telefilm). Miley Cyrus, la diciassettenne «Hannah Montana» idolo delle ragazzine, che al reality «Britain's Got Talent» fasciata in un corpetto di pelle nera e con le calze a rete strappate quasi bacia una delle sue ballerine, fermandosi a pochi millimetri dalle sue labbra. Declinando il trash televisivo giù giù fino al Grande Fratello 10 (Veronica bacia Sarah), attraverso le categorie dell'etere globale: il bacio saffico in tv dilaga, omologato, non lasciando perplesso, in realtà, quasi più nessuno.
Risolutamente privo del significato politico dei «kiss-in» studiati per choccare, ormai il bacio gay mediatico (almeno tra donne) è un sistema di garantirsi a buon mercato un titolo sui giornali, qualche manciata di secondi in tv, un riquadro in homepage. E' diventato la versione affettuosa di una stretta di mano, un finto scandalo che non scandalizza, una provocazione pronto-uso in formato portatile. Che alla fine non dà fastidio, non sfida i pregiudizi e non ha neppure il pretesto dei baci cinematografici tra Penelope Cruz e (ancora) Scarlett Johansson in Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen e tra Monica Bellucci e Lavinia Longhi in Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana che almeno servono a raccontare una storia.
Perché Madonna, Britney, Christina, Sandra, Meryl, Selma, Sarah Michelle, Miley non sono gay: fanno finta, sotto ai riflettori, in diretta tv. Dove non costa niente, ed è come se prima di baciarsi strizzassero l'occhio agli spettatori a quelli che credono alla parità di diritti come a quelli che la rifiutano dicendo che in fondo è tutto un gioco. Ma per chi è gay, tante forme più o meno sottili di discriminazione non sono per niente un gioco. Questo articolo ha ricevuto 364 visite.
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