 |
| L'omaggio a Fellini del Festival di Roma |
 |
| Da lunedì al via il restauro della "Dolce Vita", il capolavoro che compie cinquant'anni |
 |
| Sabato 05 Giugno 2010 |
| di Gazzetta del Sud |
| in Spettacoli |
|
 |
|
I diritti sono ingarbugliati all'inverosimile ma è difficile immaginare una collocazione diversa dal Festival internazionale del cinema di Roma (dal 28 ottobre al 5 novembre prossimi) per "La Dolce Vita" di Federico Fellini che compie 50 anni. Il direttore Piera Detassis spiega che «siamo in tanti, oltre noi e il Comune di Roma, la Cineteca di Bologna, la Film Foundation di Martin Scorsese, Medusa, lo sponsor del restauro Gucci a voler ospitare la magia di quel film e a questo tutti insieme stiamo lavorando. Purtroppo la questione dei diritti è complessa e speriamo di chiudere la prossima settimana anche per dare il via al restauro. Sono ottimista ma allo stesso tempo non voglio sottovalutare i problemi».
"La Dolce Vita" restaurata sarà un grande evento del festival. Come per il "Gattopardo", presentato il mese scorso a Cannes, la Cineteca di Bologna è pronta ad avviare il restauro in digitale del film, che potrà usufruire dalla maison Gucci una donazione alla fondazione no profit di Scorsese che dal 1990 si dedica alla tutela e alla conservazione della storia del cinema, di circa 450 mila dollari.
Le riprese della "Dolce Vita" cominciarono a Cinecittà il 16 marzo 1959, come scrive Tullio Kezich nella "Dolce Vita di Federico Fellini" (Cappelli editore, 1960), e tranne che per la scena cult di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nella fontana di Trevi, per gli esterni all'Eur e a Fregene, tutto compresa Via Veneto fu praticamente ricostruito nel teatro 5 degli studi di Via Tuscolana. Il film scritto da Fellini con Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e forse con un contributo di Pier Paolo Pasolini, conquistò la Palma d'oro al 13. festival di Cannes e candidato all'Oscar.
Il produttore iniziale della "Dolce vita" fu Dino De Laurentiis, che aveva anticipato 70 milioni di lire, ma i due, a causa di una sceneggiatura ritenuta troppo caotica, ruppero e il regista dovette cercare un altro produttore che ripagasse anche l'anticipo di De Laurentiis. Dopo varie trattative, il duo Angelo Rizzoli e Giuseppe Amato divennero i nuovi produttori della pellicola. Sempre Kezich riporta che secondo fonti ufficiali il film non costò più di 540 milioni, che non era una cifra esagerata per una produzione impegnativa come quella de "La Dolce Vita".
Ora, a distanza di 50 anni, ferma restando la paternità artistica non si sa più chi sia il titolare produttivo e legale. "La Dolce Vita" - con il suo affresco "babilonese" in sette episodi della Roma a cavallo tra gli anni '50 e '60 attraverso il personaggio cinico e disincantato del giornalista aspirante scrittore Marcello Rubini - è di tutti e di nessuno. Non più della Cineriz di Rizzoli ormai scomparsa. Mediaset-Medusa ha i diritti per il territorio nazionale ma per l'estero rivendica titolarità la Imf (International media film) che li ebbe nel 2001 dalla Cinestampa, a sua volta avuti nel '98 dalla Oriental Fim, e prima ancora dalla Hor Ag nel 1981 e dalla Cinemat SA nel '62, in una catena in cui di mezzo ci sarebbe anche la Lucas Entertainment che qualche anno fa del capolavoro di Fellini ha fatto una omonima versione gay vincitrice di 14 porno Oscar americani. Questo articolo ha ricevuto 187 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|