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| Il cinema gay affronta l’amore e l’omofobia |
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| Nutrito calendario per le Giornate di cultura omosessuale all’Astra |
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| Mercoledì 05 Maggio 2010 |
| di Il Mattino di Padova |
| in Spettacoli |
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PADOVA. Le Giornate di cinema e cultura omosessuale di Padova festeggiano 15 anni di vita, portando come sempre in Veneto una buona selezione del più longevo Festival di cinema gay in Europa: il torinese «Da Sodoma a Hollywood» ha compiuto 25 anni. Sono passati davvero tanti anni, il festival è maturato, affermandosi come punto di riferimento importante del panorama culturale. Ma in Italia siamo ben lontani dall’affermazione dei diritti civili richiesti dalla comunità omosessuale. Per fortuna, aumentano sostegno e pubblico: anche a Padova, dove tra ieri e oggi a partire dalle 19.30, possiamo vedere alcuni tra i più bei film proiettati a Torino.
Quanto mai attuale, il tema dell’omofobia è trattato da punti di vista differenti nei due gradevoli lungometraggi presentati al cinema Astra: ieri il primo film a tematica gay delle Bahamas, Children of God di Kareem Mortimer, dove domina il discorso del rapporto tra omosessualità e religione e oggi l’uruguaiano El cuarto de Leo, di Enrique Buchichio, delicato ritratto di un giovane che fatica ad accettare la propria sessualità anche quando il clima sociale che lo circonda pare favorirne la libera scelta. Entrambi i film sono stati premiati a Torino: dal pubblico il primo, premio speciale della giuria all’uruguaiano, «per la verità, la fresca semplicità e la tenerezza».
Ottima la scelta padovana anche per il resto della programmazione: ieri l’emozione di Deborah e Antonella, la coppia torinese che ha coronato il sogno del matrimonio nel breve film di Cristi Amione, seguito da La capretta di Chagall della torinese Silvia Novelli e due altri bellissimi corti: Delphinium: a childhood portrait of Derek Jarman di Matthew Mishory e Professor Godoy del brasiliano Gui Ashcar. Intensa pure la programmazione di oggi: due storie d’amore al femminile: Loving Loretta della canadese Andrea Gutsche e The best is yet to come di Eunice Wu (Stati Uniti).
Ed è stato ancora una volta il cinema latinoamericano a riscuotere il maggior successo e ad offrire la più ampia panoramica nel festival torinese: a Padova si vedrà il rohmeriano Piedras, elegante ed essenziale esordio dell’argentino Matias Mormorato, ma non il vincitore El niño pez della regista argentina Lucia Puenzo, favoloso almeno per i primi 50 minuti, più discutibile nel finale rocambolesco, che verrà distribuito in Italia dalla Atlantide Entertainment. Davvero una buona scelta, per la regista e scrittrice che aveva stupito Cannes con XXY del 2007, e per la bravissima attrice, Inés Efron, già interprete di quello stesso film e del vincitore a Torino nel 2007, Glue-Historia adolescente en medio de la nada. Lo stesso distributore renderà possibile la visione per il grande pubblico del Cuarto de Leo e del brasiliano Do começo ao fim di Aluisio Abranches, amore scandalosamente felice tra due fratelli dell’alta società di Rio de Janeiro. Questo articolo ha ricevuto 372 visite.
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