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| Torino festeggia i venticinque anni di schermi gay |
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| Festival GLBT |
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| Giovedì 08 Aprile 2010 |
| di Il Manifesto |
| in Spettacoli |
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diAlice Rinaldi
Me no male che in Italia c'è Torino. La città con l'agenda glbt più fitta. La città del Glbt Film Festival Da Sodoma a Hollywood che proprio quest'anno compie 25 anni di cinema internazionale a tematica omosessuale. 3 sezioni per i film in concorso (lunghi, corti e doc) e 15 di approfondimento su temi come il rapporto genitori-figli, la bisessualità come scelta, la realtà del gay anziano. La sezione Cinemascape aprirà il 15 aprile con il compleanno di Claudia Cardinale, ospite d'onore e il film Le fil, ambientato in Tunisia, sua terra natia. La stessa sezione chiuderà poi il festival, il 25 aprile, con la commedia Oh vey! My son is gay! di Evgeny Afineevsky (Usa 2009), un ultimo tocco romantico e divertente per una kermesse tendenzialmente tragica.
Il 17 aprile sarà consegnato il premio alla carriera «Dorian Gray» a James Ivory, prima partecipazione in un festival gay con il suo ultimo film The city of your final destination, dall'omonimo romanzo di Peter Cameron. Riguardo le altre sezioni, interessante Madness Midnight che allungherà il festival al terzo spettacolo, dedicandosi al cinema bizzarro con pretese cult: lesbo movie di fantascienza, omofobia horror, puttane ribelli e coming out zombie. Focus, doppia sezione di approfondimento su temi ricorrenti in tutti i film provenienti da ogni cultura: Dio mio, il rapporto tra religioni e omosessualità, (in rilievo Prayers for Bobby di Russel Mulcahy con Sigourney Weaver candidata al Golden Globe) e L'odio mangia l'anima, scioccanti documentari riguardanti l'omofobia e l'omosessualità come reato. Gli omaggi alle donne, Open eyes a Maria Beatty e il suo cinema erotico/feticista, Patricia Rozema, antesignana del cinema lesbico e Holly Woodlawn, attrice cresciuta nella Factory di Andy Warhol. Infine, di sottofondo, la sezione che non manca mai, Retrospettiva, e che quest'anno cura la cronologia dell'anniversario: I 25 film che ci hanno cambiato la vita. Ma nella lista sono stati volutamente evitati i classici a favore della novità. E non sono proprio i classici che rimangono nell'immaginario? Alla domanda: «Qual è il vostro?», gli organizzatori del festival infatti rispondono registi o film fuori programma: Almodovar, Gus Van Sant, Happy together, Priscilla... D'altra parte, Taxi zum klo di Frank Ripploh (Germania, 1980), uno dei 25, pare sia «imperdibile: incredibile per quegli anni, improponibile in questi».
Il festival è stato presentato per la prima volta anche a Roma, nel tentativo di scuoterla da un torpore che le ha fatto conquistare il primato negativo di «unica capitale europea che non ha un proprio festival gay». L'altro problema è che l'Italia c'è poco. Decine di film dal Sudamerica, dalla Cina, dalle Filippine... l'Italia ne porta tre (lungometraggi). «Un problema che riguarda tutta la nostra cinematografia», dice Fabio Bo, coordinatore della programmazione, ma soprattutto rivela una scarso «coraggio civile» tutto italiano. L'associazione Armilla di Roma ha comunque risposto alla chiamata e per 3 giorni, dal 23 al 25 aprile riproporrà in contemporanea i film del festival di Torino nel suo Queering Roma presso il Cinema Aquila. L'evento è stato sostenuto anche dalla provincia di Roma e dal Circolo degli Artisti dove, il 25 aprile, si svolgerà il closing party. Questo articolo ha ricevuto 199 visite.
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