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| Torino. Il successo di "A single man" nella città del festival gay |
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| La comunità omosessuale fiera del film di Tom Ford che si rivela inaspettato avversario di "Avatar" |
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| Martedì 19 Gennaio 2010 |
| di la Repubblica - Torino |
| in Spettacoli |
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di CLARA CAROLI
«Rifiutiamo quelli che parlano per noi» scriveva Angelo Pezzana nel ´72, tenendo a battesimo con un editoriale-manifesto il primo numero della rivista "Fuori!", figlia dell´omonimo movimento di liberazione omosessuale nato a Torino poco prima. E se il motto era che i gay parlassero ai gay, nessuno meglio di Tom Ford con il suo "The single man", che da venerdì nelle sale tiene botta al fenomeno-Avatar, pare aver compiuto la rivoluzione auspicata quasi quarant´anni fa da Pezzana.
La città gay si mobilita, in questi giorni, attorno al titolo che più la rappresenta e che meglio di tanti altri - dello storico "Vizietto" che per l´epoca ebbe un significato politico e persino di "Brokeback Mountain" di Ang Lee che pure con l´amore tra due cowboy ruppe alcuni tabù, quanto meno cinematografici - racconta la profondità dell´amore di un uomo per un altro uomo e la fatica del coltivare la passione tra "invisibili". Il successo a Torino di questo film non è un successo qualunque. Si sono visti tanti uomini soli, nelle sale dove in questi giorni si proietta il lungometraggio di esordio del guru inglese della moda, incoronato icona del movimento omosex (ma la bellezza del suo film travolge anche gli etero). Ma si sono viste anche tante coppie e coppiette gay di tutte le età, per una volta equiparate a quelle "regolari" che vedremo tra poco palpitare al sequel di Muccino "Baciami ancora".
Per la cultura e la comunità omosessuale "The single man" è il film dei film, è "Via col vento". E per la città dove è nata l´Arcigay è il coronamento di quarant´anni di battaglie. Tratto dal libro dello scrittore inglese (gay) Christopher Isherwood, dedicato allo scrittore (gay) Gore Vidal, fu giudicato dalla critica all´epoca della sua uscita (1964) il miglior romanzo della letteratura gay e poi divenne testo di culto del movimento di liberazione omosessuale. Un´opera di riferimento che Tom Ford ha trasformato in un capolavoro che entra nella storia nel cinema e segna un tappa nella cultura omosex (anche se lui, maestro del marketing, ha dichiarato: «È un dramma gay ma non un film militante»).
«Ho amato come tutti il romanzo di Isherwood - dice Giovanni Minerba, direttore del festival "Da Sodoma a Hollywood", che invece militante sul fronte dei diritti dei gay è da trent´anni - Mi ha commosso ancor più dopo la perdita del mio compagno, Ottavio Mai. Per quelli della mia generazione, che hanno dato vita al movimento, è stato un libro di formazione. Una storia d´amore intima, profonda, in cui non solo gli omosessuali possono riconoscersi. Credo sia questa a ragione del successo del film di Tom Ford, che dietro l´apparente freddezza estetica parla al cuore di tutti».
Si sbilancia l´entusiasta Angelo Pezzana, che parla di «capolavoro», di «un film innovativo, realizzato da un regista che ha dimostrato talento e grande sensibilità, un film importante dal punto di vista estetico, culturale e politico, un film particolare destinato a un pubblico universale». Il fondatore del "Fuori!" auspica che "The single man" dia un forte impulso alla «visibilità» dei gay e rilanci anche l´opera letteraria del grande (gay) Isherwood.
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