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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Al Festival vince l’amore trans: un docu-film voluto dai gesuiti
Al Festival vince l’amore trans: un docu-film voluto dai gesuiti
Duvall e Murray migliori attori ex aequo per «Get Low»
Domenica 22 Novembre 2009
di Corriere della Sera
in Spettacoli

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TORINO — «Sì certo, sono felice... Vincere un festival, importante come questo, ricevere tante lodi, fa piacere. Ma non cambia la vita. La vita è altro. E alla fine, come dice Gianni Amelio, il cinema è solo un vizio ». Un vizio magnifico, che ha fatto conoscere un nuovo regista, Pietro Marcello, trentenne di Caserta, autore de La bocca del lupo , il film che ha trionfato al Film Festival torinese, il primo italiano sul podio in 27 edizioni.



«In ogni caso — prosegue — qui a vincere sono soprattutto loro, gli emarginati. L’ex carcerato Enzo, il trans Mary, i senza tetto né legge che ogni sera si affollano nei labirinti dei carrugi, intorno al porto. Quando il prossimo 3 dicembre il film verrà presentato a Genova, allora la festa sarà davvero tutta loro». E anche dei gesuiti della fondazione San Marcellino, che da 45 anni si occupano dei più bisognosi, gestendo i dormitori e le mense cittadine. Sono stati loro a incaricare Pietro Marcello di raccontare quel mondo, contribuendo anche finanziariamente alla produzione insieme con l’Indigo Film e l’Avventurosa di Pietro Marcello e Dario Zonta. Il giovane regista l’ha fatto attraverso lo sguardo di due di loro, due esseri umani deragliati dalla vita ma uniti da una delle più belle e intense storie d’amore.



E se uno dei due è un transessuale, ai gesuiti non importa nulla. «Sono consapevole che il tema è delicato, specie nell’ambito della Chiesa e di questi tempi — riconosce Marcello —. Però l’ho potuto affrontare nel modo più libero possibile. Nessun limite, nessun compromesso. I gesuiti hanno capito benissimo che questa è una storia che va oltre il discorso dell’omosessualità, qui si parla di solitudine, dell’amore che nasce dal dolore». Del resto, oltre alle lodi dei committenti, La bocca del lupo (prossimamente distribuito dalla Bim) ha vinto anche il Fipresci, il premio della critica internazionale, che lo ha definito nella motivazione «senza dubbio la più grande storia d’amore del festival». Soddisfatto Gianni Amelio. Il suo primo anno come direttore del Festival torinese si chiude tutto in positivo, sia per qualità del cartellone sia per affluenza di pubblico. «Inoltre, ha vinto il film più amato da tutti, me compreso», conclude sorridendo, dopo aver letto l’elenco dei premiati, dove i migliori attori sono risultati Robert Duvall e Bill Murray per Get Low , e la miglior attrice Catalina Saavedra per La nana.



Salvato dalla buriana delle polemiche dei giorni scorsi anche il «Cipputi». Amelio ha chiarito i malintesi con Altan. Il «Cipputi», premio destinato al miglior film sul mondo del lavoro, continuerà.



Stavolta è andato aBaseco Bakal Boys , storie di sfruttamento minorile a Manila. «Sono lieto che abbia vinto un giovane regista italiano» commenta Marco Bellocchio, ultimo grande festeggiato, che per venire qui a dibattere con il pubblico suGiuseppe Verdi di Carmine Gallone, ha detto no al Papa. «Attenzione però — osserva il regista di Vincere! — i festival sembrano ormai più affascinati dall’argomento di un film che dal film in sé. Il caso più eclatante, la Palma d’oro a Cannes a Michael Moore. Ottimo documentarista, ma il grande cinema è altro. Il fatto è che spesso nei giurati, forse consapevoli di essere dei privilegiati, scattano sensi di colpa che li spingono a risarcire i titoli di maggior impatto sociale, sui grandi drammi del mondo. Ma se si guarda solo ai contenuti, allora ogni sforzo artistico per cercare nuove immagini, nuovi linguaggi, viene vanificato». E allora, il progetto su Eluana Englaro? «Mi serve ancora tempo per lavorarci, non basta un messaggio per fare un film».

Giuseppina Manin

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