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Roma, 21 ott. - 'Non voglio parlare dei fenomeni neonazisti. Il mio film non parla di questo ma e' una storia d'amore. Volevo raccontare l'amore in un contesto in cui non e' accettato e dove puo' nascere comunque'. Cosi' il regista danese ed ex fotografo di moda Nicolo Donato spiega, durante la conferenza stampa del suo primo lavoro, 'Brotherhood', film che racconta la storia di un amore omosessuale nato nell'ambito dei gruppi neonazisti, che non vuole affrontare il problema della violenza e della nascita di frange estremiste soprattutto nel Nord Europa. 'L'amore e' forte e tutto nasce dalla necessita' di rispettare i sentimenti'. Il film e' ispirato ad una storia vera e, come racconta ancora il regista, e' nato dalla visione di un documentario in cui si parlava di un neonazista morto di Aids che di giorno vestiva i panni del bruto estremista razzista e violento, mentre di notte andava con gli uomini. Il film, che oggi viene presentato in concorso, e' la storia di Lars che lascia l'esercito ed entra a far parte di un gruppo neonazi, che organizza raid punitivi contro arabi e omosessuali. L'apprendistato alla 'fratellanza' e' duro e Lars viene affiancato dal mentore Jimmy, incaricato di testarne l'affidabilita' e la preparazione sui testi fondamentali come il 'Mein Kampf'. Imprevedibilmente, tra i due scoppia la passione. Un amore vissuto in segreto, finche' alla fine le regole razziste e violente del gruppo metteranno gli amanti di fronte all'inevitabile contraddizione: tradire i 'fratelli' di ideologia o tradire l'altro e i propri sentimenti. Questo articolo ha ricevuto 205 visite.
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