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| Un solo uomo da Leone: Ford |
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| La pellicola dello statunitense Tom Ford si aggiudica per tripudio il Queer Lion Award |
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| Venerdì 11 Settembre 2009 |
| di Davide Montanari |
| in Spettacoli |
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Pare non sia stata affatto una decisione sofferta e meditata. La camera di consiglio dei giurati del Queer lion - presidenti Luca Ragazzi e Gustav Hofer e componenti Mark Smith, Peter Marcias e Roberto Schinardi - dev'essere infatti durata meno del famoso consiglio dei ministri berlusconiano che ha varato il decreto anticrisi in 7 minuti e 49 secondi. "A single man" (letteralmente: un uomo solo) opera prima del regista Tom Ford, si è aggiudicato per tripudio il famoso premio cinematografico dedicato al miglior film a tematica omosessuale. Uno dei giurati, il giornalista e critico cinematografico di gay.it Roberto Schinardi, in conferenza stampa di stamattina ha addirittura lanciato una provocazione al presidente della giuria del 66° Festival Ang Lee: "Un capolavoro da Leone. Meglio di Brokeback Mountain". Sarà, il dibattito rimarrà aperto ancora a lungo.
Se non fosse arrivata questa pellicola nell'ultimo giorno di Mostra, però, il compito dei giurati non sarebbe stato affatto così facile. I film a tematica lgbt inseriti nel programma ufficiale dal curatore del premio Daniel N. Casagrande, per la loro complessità dei temi e per la diversità del genere (documentaristico, drammatico, ecc), avrebbero richiesto qualche minuto in più di confronto fra i 5 componenti del Queer Lion Aword. Alle 18 pellicole inserite trasversalmente nelle varie sezioni (orizzonti, giornate degli autori, retrospettive) se ne sono aggiunte altre in corso d'opera di visione, di cui alcune controverse. Una su tutte la commedia "Life during in wartime" del regista statunitense Tood Solodz. Il film, brillante e divertente, tratta la tematica gay in modo poco politically correct. Ancora una volta il regista scade nel facile luogo comune in cui l'omosessualità e la pedofilia siano la stessa cosa. Falso! Che diamine, si cerchino vie anche più difficili per strappare un sorriso al pubblico.
Altra pellicola - non di facile approccio - è "Valhalla Rising" del danese Nicolas Winding Refn, storia cruente di vichinghi e lottatori i quali, distrutti dalle difficoltà di una missione, vedono nella sodomia l'ultima soddisfazione prima della morte.
Una menzione speciale, attribuita da questo giornale on line, ci permettiamo di farla per "L'amore e basta" del regista eterosessuale Stefano Consiglio. Il film è in realtà un documentario molto toccante sulla storia della vita (di coppia? di famiglia?) di nove coppie gay sparse in giro per l'Europa. Le coppie, c'è chi ha figli, mettono a nudo se stesse raccontando nell'intimo se si sentono famiglia, coppia, se hanno fede e se credono in Dio; sempre stimolati dalla curiosità e dalle domande di Consiglio. "Ho chiesto loro anche se erano una coppia aperta perchè mi andava di chiederlo" ha detto il regista nel presentare il film. Il lungometraggio è, nello stesso tempo, militante ma anche no. Non lo è in quanto non lancia nessun proclama ma lo è in quanto dimostra in modo leggero ma profondo quanto sia normale l'amore gay.
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