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| Venezia. Tom Ford sbarca al Lido con il capolavoro A single man |
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| Tom Ford: Assurdo che vengano impediti i matrimoni fra gay. Ma il mio film non è militante |
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| Venerdì 11 Settembre 2009 |
| di Davide Montanari |
| in Spettacoli |
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Storia di un amore vero, sincero, autentico. Oseremmo dire senza sesso, o meglio: senza genere. “A single man”, opera prima del regista gay Tom Ford (ex capo della maison Gucci), sbarca al Lido di Venezia con un capolavoro che mette d’accordo pubblico e critica. I fragorosi applausi in sala stampa a favore di tutto il cast e dello stesso Ford lo testimoniano. A rendere vivi ed autentici i personaggi dell’omonimo romanzo di Christopher Isherwood, da cui appunto è tratta la pellicola, sono Colin Firth, Julianne Moore, Mattew Goode e Nicholas Hoult. La storia è ambientata nella Los Angeles del 1962 quando imperversa la crisi con Cuba e l’America stava vivendo un periodo di estrema tensione e paura. Il protagonista è George Falconer (Firth), professore cinquantaduenne dell’università californiana e di origine inglese, che cerca di dare un significato alla sua vita dopo la morte del fidanzato Jim (Goode) con cui è stato insieme per 16 anni. Jim, architetto, è rimasto vittima di un incidente stradale mentre tornava a casa dai suoi genitori accompagnato dai due cani della coppia. George, attraverso dei flash back, rivive alcuni momenti vissuti con Jim - dal loro primo incontro in un bar frequentato da marinai fino a momenti di vita normali passati a discutere rannicchiati su un divano leggono un libro – che rendono bene il significato della loro relazione d’amore. George, in virtù del dramma che gli è successo, non riesce a ridare un significato alla sua vita vivendo il presente con l’angoscia di chi sente di essere tremendamente solo non accetta di vivere un futuro senza sentimenti e, soprattutto, senza la persona amata. Solo che, come un fulmine, un efebico studente, Kenny (Hoult), precipita nella vita del professore prospettando allo stesso un futuro che sembrava aver perso ogni colore e ogni volontà di essere vissuto. A non far precipitare nell’oblio George è anche il rapporto che lui ha con l’amica Charley (Moore) ex amante dello stesso professore e pluriabbandonata moglie di altri mariti. . ha aggiunto Firth in un perfetto italiano (la moglie è Livia Giuggioli, una regista nata in Italia). Se a George viene impedito di andare al funerale del fidanzato, continua sempre Ford, per un etero sarebbe trasposto come se una famiglia conservatore impedisse al fidanzato della figlia di andare al funerale perché non sposati. . Il film è castissimo, il sesso in quanto atto, non è neppure accennato ma, anzi rifiutato. Addirittura, quando George viene abbordato da un ragazzo di strada, che somiglia molto a James Dean (Jon Kortajarena), lui gli rifiuta il “passaggio” ma accetta solo di scambiare 4 chiacchiere e fumare una sigaretta. Sfido chiunque legga a fare altrettanto con uno come Kortajarena. La fotografia è una delle tecniche più sfruttate dal regista e ottima è risultata la scelta di variare i colori, da più opachi a più intensi, in base ai sentimenti del professore. Ma anche ogni dettaglio scenografico è ben curato: dalle luci ai costumi. Il film non è un melodramma, il melò si consuma già all’inizio con la morte del fidanzato. In realtà il film è un inno alla vita e a favore della vita che può ricominciare nonostante sia stata sottoposta a prove molto dure. Questo articolo ha ricevuto 318 visite.
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