 |
|
 |
|
di Silvio Danese
Locarno ANCHE SE nel concorso ufficiale di Locarno 62 non figura un lungometraggio italiano (tutti presi tra Cannes, Venezia e Roma), la pattuglia nazionale è forte, fondata su una squadra di documentari eccellenti, a partire dal dittico di Roberta Torre «La notte quando è morto Pasolini» e «Tiburtinoterzo», un ieri & oggi dello sbandamento dei ragazzi di vita, fuori da ogni letteratura. NEL PRIMO, le parole del cinquantenne Pino Pelosi che, condannato per l'assassinio del poeta il 2 novembre del 1975, ripete la nuova versione, l'accusa (dal 2005) ai deceduti fratelli Borsellino: «Pensavo a una lezione. Avevo 17 anni, non potevo pensare a un omicidio. Ma tutte quelle botte. Come fa un essere umano a salvarsi? Lui urlava... urlava... aiutatemi. Dicevano: tanto è uno sporco comunista, un frocio, passiamogli sopra con la macchina. Perché non ho detto niente prima? Perché se no mi ammazzavano, me e la mia famiglia». Un uomo adulto, sincero, non sincero, ancora un mistero, barba ispida, occhi neri famelici, spinto dalla regista a lasciarsi riprendere in sella a un triciclo... NEL SECONDO, si fa una giro notturno in autostrada con cinque ragazzi del Tiburtinoterzo, una "riserva indiana" post tutto, dove Daniele, Jari, Emiliano, Massimo, Robertino ricordano le partite a pallone e le rapine, le ragazze e l'aspirazione alla vita di sesso e cocaina, a certi miraggi di successo e cose facili, mentre oggi si profila soltanto la fuga dal carcere. Non lo sanno chi è Pasolini. Soltanto Daniele conosce il nome, ripete un sentito dire, e azzarda: «Pasolini sì che è stato uno stratega... aveva già previsto tutto... peccato che poi c'è rimasto impicciato». SI PASSA tra le macerie di Gaza, dove le donne stazionano attonite davanti alle case bombardate e i bambini partecipano a funerali strazianti, con le riprese di «Piombo fuso» di Stefano Savona che, con un sotterfugio, è stato l'unico occhio di reporter a conquistare un'entrata durante l'offensiva israeliana tra il 27 dicembre 2008 e il 19 gennaio 2009. Nessun commento, solo le immagini di un bersaglio di massa, che ha ucciso tutti, anche gli infanti. Ed è quasi un'altra guerra, una guerriglia di sopravvivenza, paradosso di un'Italia a due velocità, quella di «Housing», diretto da Federica Di Giacomo e scritto da Antonella Gaeta: a Bari non si costruiscono case popolari da 20 anni, chi ci abita, in genere anziani o ammalati soli, non può abbandonarle neanche un'ora, perchè sotto c'è l'assedio dei disperati senzatetto che hanno acquisito il diritto alla casa popolare. Se esci, entrano loro. E' TORNATO a Locarno, con un altro capitolo delle "giovani donne del mondo" che lo coinvolgono, lo ossessionano quasi, Corso Salani. Con «Mirna» combina il viaggio alla ricerca di se stessa, nelle Ande, di una ragazza innamorata, con la visione di luoghi dell'anima che la accolgono e la abbandonano. Questo articolo ha ricevuto 223 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|