 |
|
 |
|
di ROBERTO GIAMBRONE
Povero don Giovanni, costretto a collezionare fanciulle che poco lo interessano, ma delle quali ha un disperato bisogno per superare la propria insicurezza e celebrare all´infinito il proprio narcisismo. Un ritratto non nuovo alla letteratura e all´esegesi filosofica ma che fino ad ora non aveva ispirato l´immaginario dei numerosi coreografi che, da Gasparo Angiolini in poi, hanno affrontato il tema secondo la convenzione più diffusa, quella che vede in don Giovanni il prototipo dell´incallito e infallibile amatore.
Invece adesso, parlando del suo Don Giovanni o il gioco di Narciso, il coreografo Mauro Astolfi – direttore della Spellbound Dance Company – non esita a definire il protagonista «una vittima delle donne, che teme ma di cui ha estremo bisogno per trovare nei loro sguardi la conferma della propria narcisistica passione a sfondo onanistico». Astolfi, il cui balletto inaugura stasera alle 21,30 a Villa Filippina il Palarte Festival, adombra perfino una passione omosessuale di don Giovanni per il servo Leporello: «È l´unico che capisce il suo dramma, il suo inappagamento, e nel quale di conseguenza don Giovanni trova conforto e rifugio». Ma c´è di più, la sua coazione a ripetere il gioco della seduzione rende la stessa praticamente priva di importanza: «Don Giovanni colleziona le donne per eliminarne il problema».
Per il libretto del suo spettacolo Astolfi si è rivolto all´eclettico drammaturgo Riccardo Reim, mentre le scene (dove assumono un ruolo importante le superfici riflettenti) e i costumi sono di Giuseppina Maurizi. Alle musiche di Mozart si aggiungono le composizioni originali di Luca Salvadori. Lo spettacolo, prodotto dalla Spellbound Company e dalla Biennale di Venezia, dove ha debuttato lo scorso anno, risente degli interessi letterari del coreografo, che cita, oltre a Tirso de Molina, le «cupezze gotiche» di E.T.A. Hoffmann e le «mollezze floreali» di Gautier, ma anche Byron e Teresa D´Avila. Sul piano stilistico, la danza di Astolfi, formatosi alla scuola statunitense di Paul Taylor, si presenta molto fluida, sinuosa, fantasiosa: «Utilizzo il corpo fino all´estremo delle sue possibilità».
Il Palarte Festival proseguirà domani con The Ballroom Kings Show, una irresistibile carrellata vintage (anche nei modi, nell´abbigliamento e nelle capigliature) sulla musica da ballo degli anni Cinquanta: rock´n´roll, swing e rhythm and blues, mentre martedì i riflettori saranno puntati sul teatro con Le mille bolle blu di Salvatore Rizzo, storia d´amore struggente e clandestina nella Palermo degli anni Sessanta, interpretata da Filippo Luna. Prezzi dai 9 ai 25 euro con possibilità di abbonamento ai tre spettacoli. Questo articolo ha ricevuto 290 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|