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| “Film troppo pesanti” cambio al festival gay di Torino |
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| Non ci sarà un altro sabato sera occupato da un film interminabile in lingua tagalog |
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| Domenica 21 Giugno 2009 |
| di La Stampa |
| in Spettacoli |
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di MARIA TERESA MARTINENGO
Nella prossima edizione del Festival da Sodoma a Hollywood, la rassegna di cinema lgbt che nel 2010 compirà un quarto di secolo, non ci sarà un altro sabato sera occupato da un film interminabile in lingua tagalog (la più importante tra le lingue filippine): un’opera senza dubbio alcuno da festival, una pellicola interessante, d’autore, ma per il pubblico anche mortalmente soporifera. Inadatta, insomma, alle attese. Per lo meno a quelle del sabato sera.
Questa è una delle battute che circolano negli ultimi giorni e che tenta di spiegare perché i tre esperti che negli ultimi quattro anni hanno curato la programmazione della rassegna gay non siano stati confermati. Il contratto annuale è scaduto e non sarà rinnovato.
A prendere la decisione di non proseguire la collaborazione con Davide Oberto, Ricke Merighi e Cosimo Santoro, dopo molte riflessioni e - per sua ammissione - parecchia sofferenza, è stato il direttore artistico Giovanni Minerba. Che a proposito dell’ironia sul film filippino e sulla scelta che sta mettendo scompiglio nel mondo intellettuale/artistico gay (complice il tamtam partito su Facebook) spiega: «Il festival ha la necessità, ovvia, di andare incontro a tutto il pubblico. Poi, certi spettatori avranno trovato quel film noioso e altri no, dal momento che anche la passata edizione ha registrato un incremento di consensi». Però. «Però negli ultimi anni - prosegue il direttore/fondatore - sempre più gente è venuta a lamentarsi perché stava venendo meno l’equilibrio tra le pellicole d’autore e quelle più “popolari”: la rassegna ha sempre avuto una dimensione di festa che deve essere mantenuta. Nelle prossime edizioni terremo maggiormente presenti le attese del pubblico».
Ma le scelte élitarie non sarebbero l’unica ragione del «divorzio», né la principale. «È venuto a mancare il rapporto di fiducia - ricorda Minerba - e da parecchio tempo, atteggiamenti spiacevoli. Posso solo dire che in una struttura come quella del festival è necessario mantenere un ordine gestionale. È indispensabile, anche nei confronti del Museo del Cinema (ndr. con il quale da quattro anni esiste una convenzione per quanto riguarda gli aspetti organizzativi)». L’edizione 2010? «Sto lavorando al nuovo team, persone di assoluta professionalità e competenza con cui si lavorerà bene».
Dal canto loro, Oberto, Santoro e Merighi hanno sollecitato attenzione rivolgendosi alle personalità della Torino della cultura che li hanno apprezzati negli anni. «Scelte troppo élitarie? Noi abbiamo costruito una programmazione - osserva Santoro - che andasse un po’ in tutte le direzioni, tenendo conto che il pubblico è cresciuto dal punto di vista del gusto, che è cittadino, ma anche italiano ed europeo». E aggiunge: «Nessuno di noi ha ricevuto da Minerba spiegazioni precise. Al Museo, per contro, ci hanno detto che il direttore artistico è legittimato a decidere chi debba occuparsi della programmazione». Questo articolo ha ricevuto 339 visite.
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