Si chiama Daniele Moretti (foto) è nato a Roma il 22 febbraio 1985 da mamma triestina e padre romano, dall’86 risiede stabilmente in territorio triestino, dalla quinta elementare ha iniziato ad avvicinarsi per gioco al mondo della musica imparando a suonare la tastiera regalatagli dal padre (musicista professionista) fino a diventare una vera passione. Passione che lo ha portato a suonare il piano dall’età di 12 anni, studiando pianoforte classico per ben 8 anni fino a far pratica con qualsiasi strumento gli capitasse sotto mano, compreso pianoforte moderno e chitarra. Comincia a crescere pian piano la passione per la musica rock e a 15 anni mette insieme il primo gruppo chiamato JND: esperienza durata circa 2 anni. A 21 anni fonda il gruppo dei Klame (per il sito ufficiale clicca QUI) di cui fa ancora parte.
Ormai sono trascorse quasi due settimane dall'esperienza a Mosca, che ricordi ed impressioni hai portato in Italia con te? Ricordi grandissimi che non dimenticherò mai: il gruppo, l'importanza di ognuno di noi a questo evento, le ore ed ore di prove prima della semifinale, l'agitazione della band prima di esibirsi e sentire la propria creatura a tutto volume su quell’enorme palco. Dopo una settimana in Italia resta tanta tanta nostalgia, ed una gran voglia di fare meglio per il prossimo anno, poter rivivere tutto con questo gruppo di lavoro fantastico. È difficile descrivere a parole, vorrei che il giorno dello spettacolo, dall'inizio alla fine, si ripetesse per sempre.
Da Roma a Dublino, come è nata la collaborazione tra te, Niall Mooney e Jonas Gladnikoff? Una pura coincidenza, lui cercava un cantante ed un autore italiano per partecipare lo scorso anno alla selezione per San Marino (cosa che poi non siamo riusciti a fare), una sua amica italiana in Irlanda, nonché mia ex vicina di casa, gli ha dato il mio nominativo ed il mio contatto. Niente di più semplice, niente di più casuale. Eppure tutto ha funzionato come se la nostra collaborazione in qualche modo fosse ovvia, come se lavorassimo insieme da anni. Quando si dice il destino.
Chi ti ha fatto conoscere l'Eurofestival? Niall, dall'Irlanda, chiedendomi di aiutarlo con un suo pezzo che andava messo a posto. Ho visto qualcosa poi su Internet, ma finché non sono stato lì non sono riuscito a rendermi davvero conto di cosa stessi per vivere. Altro che “Sanremo Europea” come la chiamano in tanti in Italia, è una manifestazione ben più grande, ben più seria, che riguarda più di 40 culture e tradizioni musicali diverse, e soprattutto è infinitamente più vera. Nel video Daniele è nella green room, nella postazione irlandese, in attesa delle votazioni della seconda semifinale:
Da etero come hai vissuto le tensioni a Mosca per lo Slavic Gay Pride?, che atmosfera c'era tra le varie delegazioni? A dire il vero ho letto tutto quando sono tornato in Italia, visto che lì ero tra inglesi e per pigrizia non stavo sempre ad ascoltarli. L'atmosfera comunque era serena dato che all'interno di ogni federazione, compresa la nostra, ci sono moltissimi gay. Il problema è stato tutto all'esterno, dove Mosca ha dispiegato forze dell'ordine in maniera ossessiva in tutta la città. Mosca ha voluto utilizzare l'Eurovision per dare un'immagine impeccabile di sé, ed hanno creato un clima dittatoriale su qualunque cosa non riguardante l'Eurovision. Un' immagine sicuramente ipocrita.
Qual era il tuo podio per la finale? Islanda, Lituania e Malta.
Dopo aver calcato il dietro le quinte del più importante palcoscenico d'Europa che progetti hai? Sicuramente andare avanti a scrivere canzoni con Niall e Jonas sia per l'Eurovision che non, e poi cercare di dare il massimo con i Klame, la mia band, ora stiamo lavorando al secondo album, per quel che riguarda me magari un futuro come rocker! Per il resto ritorno alla mia vita di sempre qui a Trieste.
Ritenterai l'avventura con l'Eurovision Song Contest? Sicuro, non accetto di perdere, non sono uno che molla, stavolta ho imparato, la prossima inizio ad attaccare! Non sarebbe male farlo per l'Italia, ma ho già letto abbastanza a questo proposito: le utopie le lascio in disparte (povera Italia!).
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