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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
La liason gay di Carrey è un furore galeotto
La liason gay di Carrey è un furore galeotto
Il film, «I love you Phillip Morris»
Mercoledì 20 Maggio 2009
di Il Manifesto
in Spettacoli

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di Giulia D'Agnolo Vallan

CANNES Mentre l'intricato drama carcerario/etnico di Un prophète, di Jacques Audiard, sta facendosi strada come uno dei titoli favoriti per la Palma d'oro, alla Quinzaine arriva una storia di galeotti tutta diversa. È la melo/commedia I Love You Philllip Morris, di John Requa e Glen Ficarra (già sceneggiatori del cattivissimo Bad Santa di Terry Zwigoff) un fuori concorso del Sundance Film Festival di quest'anno con Jim Carrey nel suo ruolo più spericolato dai tempi di Cable Guy (Il rompiscatole).

La storia (vera) viene dal Texas ed è quella (raccontata nel libro omonimo del giornalista di Huston Steve McVicker) di un geniale, creativissimo truffatore ed evaso multiplo per amore. Carrey è Steven Russell, poliziotto, organista, devoto marito (della sempre fantastica Leslie Mann) e padre di due figli -fino a che dopo aver rintracciato la madre che lo aveva dato in adozione da piccolo, ed essersi schiantato in macchina, scopre di essere una persona completamente diversa da quello che aveva sempre creduto: omosessuale, amante dello sfarzo («essere gay costa moltissimo» è una delle sue prime, gioviali, realizzazioni) e, ancora di più, abilissimo in truffe - mai violente, apparentemente semplicissime, ma di successo iperbolico. Dalla placida Georgia, Steven si sposta così a Miami, fidanzato del gigante brasiliano di 300 e adotta un lifestyle da rich and famous che non può assolutamente permettersi fingendosi, a seconda, avvocato, uomo d'affari, contabile... etc... Non passa molto tempo che, grazie alle sue malefatte, Steven finisce in un penitenziario texano dove si innamora perdutamente di un altro carcerato, Phillip Morris (Ewan MgGregor dolcissimo e molto pastello). La love story tra i due accende ancor di più l'ingegno criminale di Steven/Carrey che, per riunirsi a Phillip, evade almeno quattro volte (è cosi convincente che gli basta sventolare un walkie talkie per farsi aprire il cancello, un'altra volta, grazie a un un secchiello e a una matita verde si trasforma in un infermiere) - puntualmente riacchiappato quando architetta un nuovo piano bizantino per far soldi.

Non è difficile vedere cosa ha conquistato Carrey in questo personaggio stranamente geniale, profondamente triste, iperattivo e fondamentalmente scollegato dalla realtà. E la sua caratteristica comicità fisica aggiunge una dimensione insolita a quest'oggetto di amour fou comico contaminato da melodramma cui ha partecipato molto anche dietro alle quinte (le costar sono un'idea sua). Un autore più forte e più avventuroso di Ficarra e Requa (esordienti alla regia) ne avrebbe fatto un film più interessante. Certo, Carrey avrebbe dovuto rischiare.

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