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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
«Outrage», gay di nascosto
«Outrage», gay di nascosto
Viaggio tra le ipocrisie di politici omofobi, ma solo di facciata
Giovedì 07 Maggio 2009
di Il Manifesto
in Spettacoli

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Marina Catucci e Daniele Salvini

NEW YORK - Dick Kirby è un documentarista americano e cofondatore della Chain Camera Pictures, sigla sotto la quale sono usciti tutti i suoi documentari.

Attivo dagli anni '90, con la serie di documentari televisivi America Undercover ha affrontato tutta una serie di argomenti spinosi, dalla criminalità roganizzata all'aborto. Sono seguiti Sick, su Bob Flanagan, artista americano, e a seguire un documentario su e con Derrida.

I suoi ultimi due lavori hanno avuto come bersaglio la chiesa cattolica (Faith of Truth), tutti incentrati sul tema della pedofilia tra i preti e le posizioni della chiesa a riguardo, e l'Mpaa (The film is not yet rated) istituzione che si occupa di valutare i contenuti dei film e decidere in quale fascia di divieto inserirli: i film nella categoria «non per tutti» subiscono di fatto una penalizzazione e Kirk illustra le disparità di trattamento che la Mpaa opera tra film hollywoodiani e indipendenti, tematiche omosessuali o eterosessuali, contenuti e autori maschili o femminili.

Il suo nuovo lavoro presentato al Tribeca Film festival è Outrage, il film si svolge a Washington, dove le leggi più omofobiche vengono promosse e votate da politici (prevalentemente repubblicani) omosessuali non dichiarati, in the closet, nell'armadio, come si dice in inglese.

Outrage mostra Washington come il più grande gay club in incognito del mondo «Siamo persone perfette per fare i politici - dice uno degli intervistati, gay dichiarato - non abbiamo una famiglia dove tornare la sera, possiamo lavorare fino a tardi e la domenica». Ma la maggior parte dei politici americani non pensa che dichiararsi omosessuale sia conveniente, non lo pensa ad esempio il governatore della Florida, Charlie Crist, fiero oppositore dei matrimoni, delle adozioni e dei diritti omosessuali. E non lo pensa Ken Mehlman, frequentatore abituale di locali gay che si è occupato della campagna presidenziale di Bush nel 2004 facendo dell'omofobia un cavallo di battaglia per ingraziarsi i votanti evangelici o Larry Craig, senatore dell'Idaho, promotore di leggi restrittive sorpreso nei bagni pubblici di un aeroporto in atteggiamenti bizzarri per un omofobo.

Barney Frank, uno dei pochi membri del congresso apertamente omosessuale, afferma nel film che il diritto alla privacy non è diritto all'ipocrisia. Non come principio da anima bella, ma come vero pericolo per gli omosessuali dichiarati che non hanno la scorta della Casa Bianca e che diventano vittime della rabbia ignorante di chi viene fomentato da campagne politiche demonizzanti.

Questa caccia alle streghe porta direttamente alle storie di cronaca di ragazzini picchiati a morte perché omosessuali, adulti torturati da vicini di casa intolleranti, tutta una serie di diritti civili calpestati per difendere una normalità etero che altro non è che il pretesto per raccogliere voti.

«Sono cinici, sono calcolatori, usano la carta omofobica come strumento elettorale incuranti dei danni che provocano -ha detto Kirby durante la conferenza stampa dopo il film- e questo è il tratto d'unione con il documentario sulla pedofilia nella chiesa cattolica: l'arroganza del potere, la noncuranza del potere». Un'arroganza che viene protetta dai media, Fox television prima tra tutte. I tanti nomi di politici segretamente omosessuali e pubblicamente ipermoralisti che passano durante il documentario, fanno parte di un bagaglio di notizie diventate pubbliche grazie ai blogger e alla stampa indipendente, non certo grazie alle grandi major televisive dove non si assume personale dichiaratamente omosessuale, come nel caso di Shepard Smith, anche lui «omosessuale nell'armadio».

Nelle televisioni main stream non ci si limita ad ignorare ciò che è pubblico, si cambia anche un po' la realtà e nel documentario vediamo il girato originale di un intervista a Bill Maher fatta dal giornalista della Cnn, Larry King, dove Maher parla dell'omosessualità non dichiarata di Ken Mehlman. Vediamo poi come l'intervista è andata in onda, come sono state tagliate le parti spinose. In questa sfilata di ipocrisia, matrimoni di copertura, fidanzamenti nati poco prima la campagna elettorale, brilla la figura dell'ex governatore del New Jersey, Jim McGreevey, che ha ammesso la propria omosessualità spontaneamente e lo ha fatto avendo a fianco sua moglie, spogliandosi di tutto il pesante fardello di normalità erotico-politica che l'aveva accompagnato per anni.

«Il livello di potere delle corporation in questi anni è salito in modo preoccupante, le corporation che posseggono i media sono molto attente a non fare nulla che possa contraddire il potere politico facendole perdere potere. Le star dei media come la stampa che si rifà alla casa bianca ha bisogno di avere un un buon rapporto col governo per avere accesso ad agevolazioni che verrebbero negate se non fossero figure gradite».

«Il titolo provvisorio del film- continua il regista - era L'Armadio di Vetro ma Outrage rende meglio, l'abbiamo deciso dopo che in California è passata la Proposition 8 che limitando per costituzione la definizione di matrimonio ad esponenti di sesso opposto, è una restrizione dei diritti civili. È un caso inaudito che la costituzione venga cambiata in modo restrittivo».

Il documentario uscirà a metà maggio in alcune città americane, tra cui Washington.

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