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| Un altro gay pentito che vacilla. Ma questo è proprio diverso. È pd |
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| DIVERSO DA CHI? DI UMBERTO CARTENI, CON LUCA ARGENTERO, FILIPPO NIGRO, CLAUDIA GERINI, ANTONIO CATANIA. ITALIA 2009 |
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| Venerdì 20 Marzo 2009 |
| di Il Manifesto |
| in Spettacoli |
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di Marco Giusti
«Eeeh, frocio! Bisex... moderno, mamma... ecco, moderno». Ne è passato di tempo dalla celebre battuta di Christian De Sica sorpreso dai genitori a letto col maestro di sci Zartolin in Vacanze di Natale (1982) dei Vanzina. In Diverso da chi?, opera prima di Umberto Carteni (aiuto di Avati, Tornatore, Luchetti e di Lucini e Prieto per i due Moccia doc, Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te), la modernità della situazione è segnata proprio dal tradimento eterosessuale, con tanto di figlio in arrivo, all'interno della coppia gay formata da Luca Argentero e Filippo Nigro. E al figlio bisex, il vecchio padre (Paolo Graziosi, lontanissimo dai tempi di La Cina è vicina), che ha già digerito anni prima la diversità del figlio, non resta che fare la predica su quanto lui sia stato fedele alla moglie. Ma come in Vacanze di Natale non era facile capire cosa potesse accadere nei 20 anni successivi al personaggio di Christian De Sica («Papà so' moderno. Castigo la straniera e vado a letto con Zartolin. Pensa che ci diamo ancora del lei... Zartolin tenga,... la mutanda...»), anche in Diverso da chi? non è chiaro il futuro di questa famiglia allargata lui-lui-lei e un figlio dei tre. Più cinico, il film dei Vanzina faceva intuire che tutta sarebbe stato digerito e nascosto come sempre all'interno della famiglia, più paraculo il film di Carteni abbozza un roseo avvenire italiano dove la Chiesa e i partiti non dicono nulla e la società sembra più civile. Anche se accompagnato dai bollini Arcigay e da Franco Grillini a Porta a Porta, Diverso da chi? non è un film militante gay, ma un prodotto ben costruito dalla Cattleya e distribuito dalla Universal con un occhio al cast e ai troppi sponsor. Deve molto di più, presumo, alla produttrice esecutiva Francesca Longardi che allo sceneggiatore Fabio Bonifacci (per Cattleya Amore, bugie & calcetto) o al regista un po' di scuderia Umberto Carteni. L'aspetto più interessante, però, non è tanto la modernità del triangolo, ma l'averlo ambientato nel mondo della politica, all'interno del Pd (qui Ud), in cerca di un candidato sindaco per Trieste e di una coesistenza tra la sua ala più conservatrice e quella più di sinistra. Luca, oltre ad essere gay, come nella canzone di Povia, è un fragile candidato sindaco del Pd che viene unito dal partito (un grande Antonio Catania) alla binettiana Claudia Gerini come vice-sindaco.
Il meglio del film, che nella zona centrale si ferma un po' troppo sulla commedia, è proprio la parte di satira politica iniziale con gli scambi di insulti tra binettiani e ds. Nel vortice dell'odio-amore Gerini e Argentero si scambieranno non solo i ruoli sessuali, ma anche i ruoli politici. «Il centrosinistra si fa anche così» dice un personaggio. Niente di esaltante, anche perché gli attori non sono così controllati dalla regia e il copione non è brillante come ai tempi di Age e Scarpelli, ma è un passo in avanti in una stagione di cinema italiano mai così basso e qualche battuta buona c'è («Discutere su come suicidarsi fa molto centrosinistra»). Questo articolo ha ricevuto 592 visite.
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