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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Teza, arriva lo Heimat etiope ammirato a Venezia
Teza, arriva lo Heimat etiope ammirato a Venezia
Così Gerima commenta le dichiarazioni di Ratzinger in Camerun sull'utilizzo dei preservativi per prevenire l'Aids. "Il Papa vive fuori dal tempo come sono anche molti missionari".
Venerdì 20 Marzo 2009
di Ansa
in Spettacoli

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di Francesco Gallo

Oltre che regista di Teza, il film che forse passera' alla storia come la pellicola africana più premiata, Haile Gerima è anche un po' filosofo e politico. E così nel presentare a Roma il film, una sorta di Heimat etiope, che sarà nelle sale il 27 distribuito dalla Ripley's in circa trenta copie, si lascia andare a molte considerazioni su Africa, colonialismo, tradizioni cancellate e anche Papa e Aids.

Protagonista del film - che ha vinto solo al Festival di Venezia due premi (quello Speciale della Giuria e l'Osella per la migliore sceneggiatura) - Anberber (Mengistu Zelalem), giovane etiope che dopo aver completato gli studi universitari in Germania, tra razzismo e integrazione, fa ritorno finalmente nella natia Etiopia. Qui spera di poter fare qualcosa per il suo paese grazie alle sue capacità e ai suoi studi, ma presto deve fare i conti con una realtà che non riconosce più bene come sua e soprattutto con il repressivo regime marxista di Haile Mariam Mengistu (1974-1991), che ha spento lo spirito della sua gente e dei valori sociali di un tempo. "Il Papa? E' solo il simbolo delle contraddizioni umanitarie dell'Europa".

Così Gerima commenta le dichiarazioni di Ratzinger in Camerun sull'utilizzo dei preservativi per prevenire l'Aids. "Il Papa non ascolta abbastanza dove gli africani sentono davvero dolore, sa dare solo indicazioni", dice poi. Il regista, di madre cattolica e padre cristiano-copto, pur riconoscendo quanto sia difficile per lui, cristiano, commentare le parole del Papa, lo definisce a un certo punto una persona "fuori dal tempo come sono anche molti missionari". Per quanto riguarda la cultura africana, più volte Gerima ribadisce come colonialismo e missioni l'abbiano di fatto cancellata. "Noi africani - dice polemicamente - siamo ormai più che altro dei ricevitori di aiuti umanitari.

I nostri giovani ormai guardano all'America, alla cultura hip hop, mentre potrebbero e dovrebbero trovare energia nella tradizione
". Sul colonialismo contesta le dichiarazioni di Sarkozy sul fatto che il colonialismo non è stato solo una cosa cattiva:"l'Africa - dice replicando al presidente francese - è stata crocifissa nella sua spiritualità". Dal regista anche un attacco all'Istituto Luce e alla Rai che non hanno voluto finanziare il suo documentario del 1999, 'Adwa. An African Victory', che raccontava, tra l'altro, fatti inerenti al colonialismo italiano in Etiopia. "Il fatto- conclude- è che gli europei temono che questi film possano creare complessi di colpa. L'Europa vuole dall'Africa solo certe cose, non certo film sulla sua storia, ma casomai sull'Aids".

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