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Edizione di Domenica 27 Maggio 2012
Milk, il gay che cambiò gli anni 70
Milk, il gay che cambiò gli anni 70
Il "biopic" di Gus Van Sant con uno straordinario Sean Penn nominato all´Oscar
Venerdì 23 Gennaio 2009
di la Repubblica
in Spettacoli

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Tra i migliori registi in attività oggi, Gus Van Sant alterna film decisamente indipendenti con produzioni mainstream, più tradizionali e interpretate da star. Quel che è certo, è che non fa mai cose banali. Come in questo Milk, biografia dell´attivista gay "nominata" all´Oscar (e prima ai Golden Globes), sia come miglior film sia per l´interpretazione (davvero notevole) di Sean Penn. Compiuti da poco i quarant´anni, Harvey Milk si trasferisce con il compagno Scott nel quartiere popolare di Castro, San Francisco, che sta diventando porto franco per gli omosessuali, all´epoca apertamente perseguitati, picchiati, additati al pubblico disprezzo come pericolosi pervertiti. Gradualmente, si scopre una tempra di combattente e un forte istinto politico, un carisma di eroe per caso che lo obbliga a farsi paladino dei diritti della comunità gay. Bocciato più volte alle elezioni non si tira indietro, ma ritenta fin quando, nel 1977, è eletto nel "board of supervisors" (i consiglieri comunali) di Frisco, amministrata dal sindaco George Moscone. Da lì, promuove una battaglia civile per difendere i cittadini dai licenziamenti per orientamento sessuale; inoltre, deve parare i colpi dell´integralismo religioso rappresentato da Anita Bryant (una specie di Sarah Palin dell´epoca) e battersi contro un referendum statale che mira a cacciare dalle scuole gli insegnanti gay e chi li sostiene. Abile oratore, Milk affronta bene i dibattiti televisivi; ma soprattutto sa mobilitare le piazze, con l´aiuto di un gruppo di giovani militanti che ha convinto a sposare la causa. Anonimamente minacciato di morte, non sa che il vero pericolo viene da un collega, Dan White, altro consigliere eletto insieme a lui dietro la cui "normalità" di padre e marito esemplare si cela la follia.

Nei casi di biopic basati su vicende reali, è uso compiacersi se il regista non fa il santino del protagonista. In Milk, però, c´è parecchio di più. Van Sant immerge lo spettatore in un perfetto contesto d´epoca, mischiando la pellicola nuova (trattata con colori anni 70, alla "Woodstock") a riprese di repertorio, con l´aggiunta di idee originali: come lo split-screen, il mosaico visivo che suddivide lo schermo in tanti piccoli schermi, a restituire il corrispondente visivo del "passaparola". Altro merito, quello di non enfatizzare o additare troppo gli elementi già "forti" del film: come la trasformazione della politica in spettacolo, per la quale gli anni 70 furono decisivi, o una sorta di fatalismo drammatico implicito negli eventi (alcuni degli amanti di Milk si tolsero la vita). Saggiamente, il regista sceglie la via del dramma a freddo, mentre delega l´implicita essenza melodrammatica alle note di "Tosca", opera molto amata dall´attivista. Quanto a Penn (ma ai Globes gli è stato preferito Rourke), si cala nel personaggio con l´intensità dolente degli adepti del "metodo" Actor´s Studio, tirando fuori la parte femminile che è in lui, come in ciascun uomo. Lo contrasta bene Josh Brolin, che abbiamo appena visto nella pelle di George W. Bush.

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