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| Milk, il gay che cambiò gli anni 70 |
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| Il "biopic" di Gus Van Sant con uno straordinario Sean Penn nominato all´Oscar |
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| Venerdì 23 Gennaio 2009 |
| di la Repubblica |
| in Spettacoli |
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Tra i migliori registi in attività oggi, Gus Van Sant alterna film decisamente indipendenti con produzioni mainstream, più tradizionali e interpretate da star. Quel che è certo, è che non fa mai cose banali. Come in questo Milk, biografia dell´attivista gay "nominata" all´Oscar (e prima ai Golden Globes), sia come miglior film sia per l´interpretazione (davvero notevole) di Sean Penn. Compiuti da poco i quarant´anni, Harvey Milk si trasferisce con il compagno Scott nel quartiere popolare di Castro, San Francisco, che sta diventando porto franco per gli omosessuali, all´epoca apertamente perseguitati, picchiati, additati al pubblico disprezzo come pericolosi pervertiti. Gradualmente, si scopre una tempra di combattente e un forte istinto politico, un carisma di eroe per caso che lo obbliga a farsi paladino dei diritti della comunità gay. Bocciato più volte alle elezioni non si tira indietro, ma ritenta fin quando, nel 1977, è eletto nel "board of supervisors" (i consiglieri comunali) di Frisco, amministrata dal sindaco George Moscone. Da lì, promuove una battaglia civile per difendere i cittadini dai licenziamenti per orientamento sessuale; inoltre, deve parare i colpi dell´integralismo religioso rappresentato da Anita Bryant (una specie di Sarah Palin dell´epoca) e battersi contro un referendum statale che mira a cacciare dalle scuole gli insegnanti gay e chi li sostiene. Abile oratore, Milk affronta bene i dibattiti televisivi; ma soprattutto sa mobilitare le piazze, con l´aiuto di un gruppo di giovani militanti che ha convinto a sposare la causa. Anonimamente minacciato di morte, non sa che il vero pericolo viene da un collega, Dan White, altro consigliere eletto insieme a lui dietro la cui "normalità" di padre e marito esemplare si cela la follia.
Nei casi di biopic basati su vicende reali, è uso compiacersi se il regista non fa il santino del protagonista. In Milk, però, c´è parecchio di più. Van Sant immerge lo spettatore in un perfetto contesto d´epoca, mischiando la pellicola nuova (trattata con colori anni 70, alla "Woodstock") a riprese di repertorio, con l´aggiunta di idee originali: come lo split-screen, il mosaico visivo che suddivide lo schermo in tanti piccoli schermi, a restituire il corrispondente visivo del "passaparola". Altro merito, quello di non enfatizzare o additare troppo gli elementi già "forti" del film: come la trasformazione della politica in spettacolo, per la quale gli anni 70 furono decisivi, o una sorta di fatalismo drammatico implicito negli eventi (alcuni degli amanti di Milk si tolsero la vita). Saggiamente, il regista sceglie la via del dramma a freddo, mentre delega l´implicita essenza melodrammatica alle note di "Tosca", opera molto amata dall´attivista. Quanto a Penn (ma ai Globes gli è stato preferito Rourke), si cala nel personaggio con l´intensità dolente degli adepti del "metodo" Actor´s Studio, tirando fuori la parte femminile che è in lui, come in ciascun uomo. Lo contrasta bene Josh Brolin, che abbiamo appena visto nella pelle di George W. Bush. Questo articolo ha ricevuto 163 visite.
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