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| Teatro. Se l´amore non vuole etichette un barbiere alla sfida del tabù |
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| Un intenso Filippo Luna al Montevergini con "Le mille bolle blu" |
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| Mercoledì 26 Novembre 2008 |
| di la Repubblica - Palermo |
| in Spettacoli |
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di GUIDO VALDINI
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Il racconto di un amore segreto ricuce il filo della memoria di una giovinezza perduta, in una confessione lanciata alle orecchie pietose di chi non c´è più, e con cui si è condiviso un sogno terreno durato una vita troppo breve per sembrare trascorsa. È l´affettuoso e doloroso carteggio mentale di una povera anima che intinge la penna nel suo cuore per portare alla luce lo scandalo. Per gridare «quel che non si poteva dire», quel che, allora, nella Palermo degli anni Sessanta, faceva accapponare la pelle della "gente normale". Perché di un amore omosessuale fra due persone dalla doppia vita si tratta ne Le mille bolle blu, in scena fino a stasera al Nuovo Montevergini nell´ambito del Palermo Teatro Festival che lo ha prodotto. Un monologo che il giornalista e critico teatrale di buona lana Salvatore Rizzo ha ben ridotto per la scena, traendolo dal suo omonimo racconto pubblicato nel recente Muore lentamente chi evita una passione (scritto con Maria Elena Vittorietti e Angela Mannino, pubblicato da Sigma edizioni) e affidandolo ad un attore di provato temperamento come Filippo Luna.
E tuttavia, preferirei parlare di un amore e basta. La natura dello spettacolo, infatti, è tale da condurci soltanto tra le pieghe martoriate di un legame profondo. Perché, magari scomodando Sant´Agostino, quando dice «Rimane il piacere di questi occhi della mia carne?, ma non sono queste le cose che avvincono la mia anima», Filippo Luna riesce ad estrarre da un contesto bruciante, peraltro con chiare connotazioni sociali, la delicata qualità di un sentimento che, proprio per essere nascosto, reclama la sua verità senza connotazioni, dove l´amore non è spiegabile se non da chi ama.
Sfatato, così, il mito dell´omosessualità, la storia di Nardino e Manuele, il barbiere e l´avvocato, è semplicemente il racconto di un amore senza regole che deve avere a che fare con le regole. Al funerale dell´amico, morto prematuramente, Nardino racconta per non piangere e per piangere: ricorda la sua vita con Manuele, fin da quando lui apprendista barbiere nel salone del padre, fece i capelli a Manuele, studentello figlio di un avvocato affermato «di via Libertà», che amava tornare nel suo quartiere d´origine. Lì si svelarono per la prima volta, lì iniziò una storia che attraversò gioie, ansie, sotterfugi, giochi e incontri clandestini, bugie prima con i genitori e poi con le rispettive mogli, tenere intimità e furiose gelosie, fughe e ritorni. Un mondo esclusivo, insomma, in un´epoca che andava - come loro - al ritmo metaforico delle Mille bolle blu di Mina, ma il cui respiro interrotto troverà conforto solo nell´estremo profumo dei fiori di Nardino sulla salma di Manuele, un dono che in vita non aveva mai osato fargli per eccesso di generoso pudore.
Spettacolo di realismo evocativo ed emozionale, diretto con cura e sensibilità dallo stesso protagonista, in scena solo una vecchia poltrona da barbiere, forbici e pettine, una gigantografia dei due reali (immaginiamo) protagonisti, Filippo Luna ci regala un´eccellente prova d´attore, evitando tutti i rischi di un facile coinvolgimento esteriore, facendoci partecipi, con la misura dell´attore di razza, della sua trascorsa felicità e della sua tristezza senza fine. Passione, rabbia, sarcasmo, dolcezza sono attraversati dalla nostalgia delle canzoni anni ´60 per uno struggente omaggio ad un amore che non si arrende alla morte.
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