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| Luxuria cince l'Isola dei Famosi. Complimenti dalla redazione di Gaynews |
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| Ripubblichiamo l'articolo di Grillini apparso su E Polis venerdì 14 novembre |
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| Martedì 25 Novembre 2008 |
| di Franco Grillini |
| in Spettacoli |
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Luxuria all'isola dei famosi doveva andare oppure no?
Questo interrogativo ha rischiato persino di mettere in crisi Rifondazione comunista, il partito dell'ex onorevole, la prima transessuale del Parlamento italiano. Per tutta l'estate infatti su “Liberazione” si sono succeduti interventi indignati alternati da quelli di incoraggiamento. I primi non volevano Luxuria all'Isola perché, semplificando, considerano il reality la strada maestra del rincoglionimento televisivo, nonché veicolo della cultura dell'era berlusconiana: insomma, un programma di destra, politicamente molto sconveniente.
I secondi, viceversa, pensano alla partecipazione come occasione per dare visibilità alle tematiche sui diritti civili e delle minoranze.
Anche nel movimento gay la discussione è stata accesa tra coloro che hanno detto “chi se ne frega” e chi diceva “vai lux sei tutti noi”.
La mia opinione è che hanno avuto ragione i secondi da entrambe le parti.
Intanto perché l'amica Luxuria è risultata di grande simpatia personale e umana, in secondo luogo perché è riuscita a veicolare messaggi di tolleranza, ed infine perché ha utilizzato un gigantesco palcoscenico contribuendo a fare entrare nelle case degli italiani l'idea che omosessuali, transessuali e minoranze, sono persone che, nella loro diversità, sono normali esattamente come tutte le altre.
Il problema infatti è proprio questo: cambiare una cultura millenaria che vede nella diversità un problema e non una risorsa.
Può servire un reality? Può servire anche quello. Personalmente nonostante sia una amante di tutto ciò che passa in tv, ho sempre seguito i “grandi fratelli”, le “isole”, gli “amici” con somma distrazione. Mi sembra che i reality siano un modo come un altro di guardare dal buco della serratura dove il voierismo si sposa perfettamente con l’esibizionismo dei “morti di fama” disposti a tutto pur di emergere, magari da una vita grigia e di poche soddisfazioni. L’idea geniale, si fa per dire, dell’isola dei naufraghi è quella di buttare nella mischia i “famosi” che poi, spesso, sono solo ex noti decaduti. Lì c’è un po’ di soddisfazione nel vedere i privilegiati dormire all’addiaccio, digiunare e soffrire. Ma queste, a quanto pare, sono le regole del’audience e dello share televisivo.
Con Luxuria alcuni milioni di italiani si abituano a vedere una transessuale colta e simpatica, brillante e politicamente impegnata. Un bel contributo all’idea che la diversità è normalità
fragrillini@gmail.com Questo articolo ha ricevuto 319 visite.
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